Los Massadores - E’ Ora Di Opporci (♪♪♪♪♪)
i los massadores si fanno conoscere al grande pubblico veneto in occasione della tremenda tromba d’aria che ha colpito vallà nel giugno 2009. i sette “norcini”, allo scopo di raccogliere fondi per aiutare il loro paese, hanno coverizzato il brano “domani” di jovanotti e pagani, riadattandolo, in chiave dialettale, per narrare la brutta giornata vissuta da “joani”. un’invidiabile capacità di scrittura, velata di malinconia e critica verso le istituzioni (incapaci di dare un valido aiuto alla popolazione), li lancia nel mondo delle esibizioni dal vivo, dove i “los” sanno intrattenere il pubblico con cover di canzoni famose trasformate in inni nordestini (“broada”, “bomboea”, “bessica e nuvole”, “a caena”, ecc). ad inizio 2010, dopo aver concluso l’anno con “bon nadae”, brano che racconta le festività dal punto di vista dei più deboli, esce il primo album di inediti. “è ora di opporci” conferma lo sguardo sociologico dei trevigiani, che inquadrano il popolo veneto tra un passato di tradizioni contadine ed un presente, che nella realtà si realizza a seguito del boom della piccola imprenditoria, vizioso e provincialmente cosmopolita. con una simpatia dilagante (ma ben diversa da quella che poteva scaturire da un gruppo tendenzialmente simile come i catarrhal noise) ed intelligente, i sette musici cantano le peculiarità del territorio senza però lasciarsi inghiottire dal brutto vortice del campanilismo. ne è un esempio il singolo “mondiai”, realizzato per supportare (ahinoi senza i risultati sperati) la nazionale di calcio ai recenti campionati sudafricani. ma vi lascio con i testi, perchè sto per andare a girare la spagna!
tango del furgon:
tango, ci tengo a dirlo che non fingo, è un tango d’amor
svelto mi butto giù dal letto e mi accingo a partir
spingo la chiave nel tuo quadro con la camicia a quadro mi sento rifiorir
rugge il rombo del motore, forza tutti a lavorare, per il veneto a girar
la libertà è dentro al tuo cassone
bianco-sporco e tendente al marrone
è un passo lungo che mi lascia senza fiato
tutto il mio regno per te, ducato
tango e oso usarlo: tango d’amor
tango, non c’è tanga che tenga se di mezzo c’è il furgon
fango lì sopra il parafango, dio mi viene un coccolon
sprizzo di gioia dai miei pori, uno sprizzetto al bar, tu in folle là di fuori
siedo al posto di guida e ingrano la tua prima col trasporto a trasportar
la libertà non sa di capannone ma di freni, gasolio, e copertone
è un passo lungo che mi lascia senza fiato
tutto il mio regno per te, ducato
tango, ci tengo a dirlo, per il furgon
m’intrighi:
caro, amore, stasera, vorrei fare qualcosa con te, da tanto tempo non andiamo a mangiare sardelle in saor
sto tanto bene anche senza, non vado matto per quella pietanza, preferisco stare a casa chieto, del buon vino e una parte di museto
certo, come vuoi tu, dillo pure: non te piaso più
no, angelina è solo che sono su dalle sei di stamattina, dai vien qua
usi questa scusa troppo spesso, che io parli o no per te fa istesso
non so catar le parole per dirti quel che adesso penso
non te piaso più, una volta ero tutto per te, non te intrigo più
sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi e come se te intrighi
le scarpe che usi da festa, non lo vedi son tutte fruate, comprati un paio di paciotti e farai un grand figuron
brava, le braghe che hai comprato a milano facendo dello shopping vanno scursate al più presto sennò son sempre lì che le pesto
allora le porterò a mary, lei è sartora lo farà volentieri
fai fatica a farlo tu? son due gasi niente di più
no, io non faccio quei lavori, io sono una cavata fuori
non so catar le parole per dirti quel che adesso penso
io sono trendy, mi distinguo dalle masse, viaggio col suv, son donna di classe
certo mia cara, ma a parte modestie, ricorda che tuo padre aveva le bestie
sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi e come se te intrighi
è ora di opporci:
un trapano avvitatore è quello che ci vuole
meti che go da invidare na vida, a xe na sfida
un banco da lavoro, la morsa ed il traforo
se te voi fare ghe xe sempre qualcoxa da fare
un pennello grande per il tuo basculante
stucco e pittura, te fe bea figura, bea figura
un compressore grosso ed una saldatrice
pochi sa saldare, pochi sa saldare
ci sono certi acquisti di utilità tangenziale
misteriosamente utili, non mi riesco a controllare
è ora di opporci, è ora di opporci a tutti questi stimoli pubblicitari
è ora di opporci, è ora di opporci, dobbiamo resettare con gli acquisti d’impulso
è ora di opporci, è ora di opporci a queste entità sovrannaturali
è ora di opporci, è ora di opporci, non restiamo più soli
lo spremi agrumi elettrico a doppia rotazione
co me alxo presto a matina, no perdo tempo in cuxina
la cornice digitale per le fotografie
toeo che te xi a cavaeo, te fe un bel regaeo
lo scacciamosche fulminante, l’amuchina igienizzante
na xera s’istà me magno un persego in pace sul prà
il coltello multiuso e i pesi da palestra
a ghe fo vedar mi se riva uno de quei, uno dei quei
ci sono certi acquisti di utilità tangenziale
misteriosamente utili, non mi riesco a controllare
è ora di opporci, è ora di opporci a tutti questi stimoli pubblicitari
è ora di opporci, è ora di opporci, vogliamo resettare con questi acquisti d’impulso
è ora di opporci, è ora di opporci a queste entità sovrannaturali
è ora di opporci, è ora di opporci, non restiamo più soli
cronaca locale:
albino e renza andavano a passeggio, tenendosi per mano per scongiurare il peggio, albino la guardava e piano sussurrava: “renza, amore, mi ha conquistato il cuore!”
ma un giorno, colto da un raptus di follia, uccise renza con un colpo di pistola, poi, prima di rivolgere la canna verso se stesso, fece in tempo a colpire
gina e gino erano una coppia, vivevano a pigione in una stanza doppia, gina era carina, ma gino era meglio, guardava telenuovo per tenersi sveglio
ma un giorno, facendo jogging lungo la statale pontebbana all’altezza di spresiano, furono falciati a morte da un volkswagen passat, nero, del 2002, condotto da
franco ed anna non erano d’accordo, anna lo accusava di essere un ingordo, anna ripeteva: “adesso mollo tutto!”, franco rispondeva con un sonoro rutto
ma un giorno anna la fece finita, franco si accorse troppo tardi dell’importanza di anna nella sua vita e decise di andarsi a buttare nel fiume tagliamento, il suo corpo cadendo
fece un grande spruzzo che andò dritto a bagnare
luca e dario s’erano appartati in un gommone rosa per non essere notati, il loro grande amore scuoteva pordenone, per non fare outing chiudevano il portone
ma un giorno luca disse basta, basta, basta, prese un coltello, una zucchina, si avvicinò a dario e guardandolo torvo gli intimò: “ciò meti su a pasta!”
mari di spagna:
cosa faccio questa estate? porto cervo, sharm el sheik?
voglio sole, cuore, amore e conoscere briatore
divertimento a mille, ne vedremo delle belle
crema bianca sulle spalle, protettiva anti bolle
ma mi trovo interdetto da mio padre, disperato, i suoi progetti son diversi, non la pensa come me, preferisce stare a casa sotto il sole a mezzogiorno a bruciarsi più che mai cavalcando le maree
alta marea, bassa marea, sono entusiasta solo all’idea
alta marea, bassa marea, sono entusiasta, eh!
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente mille giochi farò
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente vivremo d’amore giocando a pallone fra baci e sudore io e tu
io mi voglio rilassare con teresa sulla sdraio
fare il bagno tutti nudi, cantando gianni drudi
escursioni alla pineta, stare al fresco a far l’amore
sulle spalle uno zaino tutto in pelle di daino
no, dai papà, io non posso stare a casa, ho già il volo prenotato, i raga son già tutti là, sento già il sale marino sulla pelle abbronzata, al mattino un bel mojito e una fetta biscottata
ghea moito co chel mojito? ghe a moito co chel mojito? te go dito: ghe a moito co chel mojito? ghea moito co chel mojito?…
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente mille giochi farò
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente vivremo d’amore giocando a pallone fra baci e sudore io e tu
e…state con filippo:
senti che caldo che fa
a so xa tuto sudà
xe manca un quarto ae sie
xe tuta un co’ che xo in pie
coxa disito se femo un break
go do panini col speck
ma sito drio schersare, no te vorè mia farme morire
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
se el calippo no te piase te o do mi n’altro geato
el calippo me va ben, el calippo me va ben…
e mai sabo no riva
e no riva mai sabo
e mai sabo no riva
e go voja de uouououououo
senti che afa che xe
a go finio anca el the
go rimedia un do de piche
e go finio anca e ciche
dexo xe mejo che me fermo
a xo più caldo de un termo
xe pena e sie e mesa e ghemo da tirare e sète stasera
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
se el calippo no te piase te o do mi n’altro geato
el calippo me va ben, el calippo me va ben…
br1:
aumentano le tasse, l’avrà fatto qualcuno
br1, xe stato br1
e di questa crisi non ne ha colpa nessuno
br1, ti daghea a br1
adesso che è sparito il buco nell’ozono
br1, vagheo dire a br1
l’immondizia in casa non la vuole nessuno
br1, va darghea a br1
c’è sempre più bisogno di dar la colpa a qualcuno
ascolta il mio consiglio, tu dalla a br1
chi ga roto el vero?
xe stato br1
e scarpe in saeoto
le ‘assà br1
ghe xè i portoni verti
xe stato br1
e fregoe in machina
le ‘assà br1
chi xeo queo che xiga?
xè stato br1
to sorea che cria
coxa gaea anca quea
no cato el marteo
perso anca cuéo
gheto dito cueo?
voevo dire queo!
il cesto da picnic te l’ha rubato qualcuno
br1, l’orso br1
lo sgambetto alla suora l’avrà fatto qualcuno
br1, xè stato br1
la gente più per bene che non va più a messa
br1, digheo a br1
si fa ricoverare in stato di stressatessa
br1, dottor br1
c’è sempre più bisogno di dar la colpa a qualcuno
ascolta il mio consiglio, tu dalla a br1
chi ga roto el vero?
xe stato br1
e scarpe in saeoto
le ‘assà br1
ghe xè i portoni verti
xe stato br1
e fregoe in machina
le ‘assà br1
chi xeo queo che xiga?
xè stato br1
to sorea che cria
coxa gaea anca quea
no cato el marteo
perso anca cuéo
gheto dito cueo?
voevo dire queo!
armadio a muro:
ciò e ti chi xito?
silvano
da dove?
da vallà
ciò vara che anca mi xo da vallà e no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe ventisinque ani che stoeo qua
anca mi
mai visto
gnanca mi
tremila abitanti sono difficili da imparare, e non ho poi tanto tempo per contare, lavoro al giorno quasi sedici ore, dieci sul tornoi e sei sul trattore,quando finisco puzzo come un orso bruno e non ho voglia di parlare con nessuno
eora da vallà te xi, ma de che xona?
daea piaxa
da dove?
daea piaxa
vara che anca mi xo daea piazza, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe ventisinque ani che stoeo in piaxa
anca mi
mai visto
gnanca mi
se saluto ad uno ad uno del quartiere perderei la voce tutte le sere e rischierei di non poter più urlare quando mi chiama qualcuno al cellulare e se parlo con qualcuno va a finire che i miei fatti in paese si sente dire
go capio, in piaxa te ste, ma dove?
sul paeaxo rosa
dove?
sul paeaxo rosa
ciò vara che anca mi sto sul paeaxo rosa, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
vara che xe ventisinque ani che stoeo là
anca mi
mai visto
gnanca mi
non mi va di conoscere i vicini, specie quello di sopra coi bambini, quello di fianco non riesco a sopportare, il pianoforte ad ogni ora vuol suonare, quello di sotto è il vecchio brontolone che quando dorme russa come un trombone
cuxita te me a conti, ma da chi steto?
daea silvia favaretto
da chi?
daea silvia favaretto te go dito
vara che anca mi stoeo daea silvia favaretto, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe entisinque ani che stoeo là
anca mi
mai visto
gnanca mi
a guardar bene nella mia famiglia ci sono padre, madre, figlio ed una figlia, gente per bene, gran lavoratori, la mamma in casa e noi sempre fuori, non c’è nessun altro son sicuro, HAI MAI GUARDATO NELL’ARMADIO A MURO?!
dimitri:
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
mi sveglio presto alla mattina
sbadiglio stanco e cambio il clima
rado la barba dalla faccia
mi guardo intorno, mi rado tutto
via tutti i peli, non son più brutto
mi trucco il viso, ne metto molto
metto il vestito, quello corto
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
vado in città a fare la foto
sistemo il trucco e son perfetta
non rilascio documento d’identità
ne ho diritto, son cittadino
seppure in modo sbarazzino
se fossi uomo, se fossi donna
non sono uomo, non sono donna…
vivo con ansia la perplessità
nello stabilire cosa resta e cosa va
se dipendesse dalla mia volgarità
farei un bel punto di domanda
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
a fatima (beniamino in pellegrinaggio):
io ti conosco a menadito, me l’hai voluta proprio fare, ora zio beniamino io te la farò pagare, con uno straccio in una mano e nell’altra il brillantante pulirai il pavimento fino a farlo lucciare
mentre vado alla stazione a prendere don mario tu non credere alle suore che non vestono di bianco, se ti svelano il segreto tu non dirlo a nessun altro e vedrai che al mio ritorno ti porterò in tv
beniamino centra il pappagallo, beniamino fame sto piaxer, beniamino almeno in portogallo, beniamnio usa il bidè
e sulla via della stazione lui mi stava ad aspettare, gli sembrava di aver visto quella luce luciccare ed osannando il padreterno disse: “posso camminare, ti ringrazio mio signore, avevo smesso di sperare”
caro zio beniamino, tu non sei miracolato, e se puoi camminare è perchè l’hai sempre fatto e, mentre mi fissava, una macchia si ingrandiva, tu chiamala “emozione”, io la chiamerò “pipì”
beniamino centra il pappagallo, beniamino fame sto piaxer, beniamino almeno in portogallo, beniamnio usa il bidè