Phonaesthetics '10


Per minacce o altro:
radiofreccia90@hotmail.it

Phonaesthetics supporta:
Agatha
www.myspace.com/agathatrio
Altro
www.myspace.com/altropesaro
Chambers
www.myspace.com/chambersssss
Chinese Dama
www.myspace.com/chinesedama
Gerda
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Heike Has The Giggle
www.myspace.com/heikehasthegiggles
Lady Tornado
www.myspace.com/ladytornado
Los Massadores
www.losmassadores.it
Magdalene
www.myspace.com/magdalenemagdalene
My Vain Therapy
www.myspace.com/myvaintherapy
Pyramids
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Si Non Sedes Is
www.myspace.com/sinonsedesis
Valentina Dorme
www.myspace.com/valentinadorme
Vermillion Sands
www.myspace.com/thevermillionsands
Violent Breakfast
www.myspace.com/violentbreakfast

e le rispettive label

Phonaesthetics ringrazia le band e gli artisti che hanno pubblicato nei loro siti le recensioni

e tutti i "followers"!
Vermillion Sands - s/t (♪♪♪♪)
dei trevigiani vermillion sands avevo già scanzonatamente parlato in occasione dell’uscita dell’ep “miss my gun”, elogiando la capacità di rievocare atmosfere vintage, mantenendo intatta la vividità del prodotto e senza, insomma, dare l’impressione di essere fuori tempo massimo per il revival. una prova di spessore che, sulla lunga distanza dell’lp, subisce il fisiologico calo d’intensità, complice il ricorso a soluzioni già sperimentate in precedenza. nonostante il paragone premi il (pur recentissimo) passato, il s/t conferma il valore dei quattro elementi della band. la ribalta estera raggiunta con la pubblicazione su etichette statunitensi si allarga dunque con le undici (di cui due mutuate dai 7”) tracce proposte per la teutonica allien snatch. la prassi alt-country rimane inalterata nella sua ossatura data dalle percussioni e dall’acustica, ma si arricchisce di un’estetica nuova, ad esempio, nelle ascese elettriche di “moonson blues” o nell’ipnotico giro di basso di “the last day”. ancora la chitarra disegna sottili increspature hawaiane in “weary & weak, mentre “warm up”, più canonico rispetto al sound classico della band, potrebbe diventare un bel singolo alla “not fair”. spazio anche per l’etereo incedere di “sew my heart”, forse il brano in cui il cantato femminile trova la sua culla più confortevole, e “star light star bright”, il cui testo riprende l’energica poesia omonima di dorothy parker. in conclusione definire questo gioiellino “inferiore” a “miss my gun” evidenza maggiormente i meriti del secondo (il migliore concentrato italiano dell’anno) che i demeriti del secondo (che, per quel che mi riguarda, rimane nella top ten del bel paese per questo inizio di decennio). passando all’esibizione presso la cascina irma non si può che registrare l’abilità tecnica dei quattro rockers, nonchè la saggia decisione di proporre la quasi totalità dell’ep che ho appena finito di esaltare e che ha in “where was he from” la sua punta di diamante. particolarmente apprezzabili, infine, le esplosive code sonore a scandire l’esibizione. menzione finale per l’artwork di paula h, che ha sconvolto la mia esistenza con l’avventura mutagena del castoro.


grazie a giacomo per le foto.

Vermillion Sands - s/t (♪♪♪♪)

dei trevigiani vermillion sands avevo già scanzonatamente parlato in occasione dell’uscita dell’ep “miss my gun”, elogiando la capacità di rievocare atmosfere vintage, mantenendo intatta la vividità del prodotto e senza, insomma, dare l’impressione di essere fuori tempo massimo per il revival. una prova di spessore che, sulla lunga distanza dell’lp, subisce il fisiologico calo d’intensità, complice il ricorso a soluzioni già sperimentate in precedenza. nonostante il paragone premi il (pur recentissimo) passato, il s/t conferma il valore dei quattro elementi della band. la ribalta estera raggiunta con la pubblicazione su etichette statunitensi si allarga dunque con le undici (di cui due mutuate dai 7”) tracce proposte per la teutonica allien snatch. la prassi alt-country rimane inalterata nella sua ossatura data dalle percussioni e dall’acustica, ma si arricchisce di un’estetica nuova, ad esempio, nelle ascese elettriche di “moonson blues” o nell’ipnotico giro di basso di “the last day”. ancora la chitarra disegna sottili increspature hawaiane in “weary & weak, mentre “warm up”, più canonico rispetto al sound classico della band, potrebbe diventare un bel singolo alla “not fair”. spazio anche per l’etereo incedere di “sew my heart”, forse il brano in cui il cantato femminile trova la sua culla più confortevole, e “star light star bright”, il cui testo riprende l’energica poesia omonima di dorothy parker. in conclusione definire questo gioiellino “inferiore” a “miss my gun” evidenza maggiormente i meriti del secondo (il migliore concentrato italiano dell’anno) che i demeriti del secondo (che, per quel che mi riguarda, rimane nella top ten del bel paese per questo inizio di decennio). passando all’esibizione presso la cascina irma non si può che registrare l’abilità tecnica dei quattro rockers, nonchè la saggia decisione di proporre la quasi totalità dell’ep che ho appena finito di esaltare e che ha in “where was he from” la sua punta di diamante. particolarmente apprezzabili, infine, le esplosive code sonore a scandire l’esibizione. menzione finale per l’artwork di paula h, che ha sconvolto la mia esistenza con l’avventura mutagena del castoro.

grazie a giacomo per le foto.

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Curly Like Maria - It’s Just A Ride (♪♪+)sotto la mole nascono i curly like maria, all’esordio con “it’s just a ride”. dai primi brani appare chiaro che l’ondata lo-fi ha ormai colpito nuovamente anche la nostra penisola, e questo è un bene. non è altrettanto positivo, invece, l’apparente immobilismo stilistico che relega questo lavoro nel meandro del “wannabe” indie rock anni ‘80, al di qua ed al di là dell’oceano, fra vecchio e nuovo continente. ogni tanto un’armonica prova ad allargare i confini, ad esplorare nuovi orizzonti, come in “bad affair”, brano poliedrico che attraverso diversi cambi di ritmo giunge ad un finale in cui basso e batteria sembrano essere stati scippati agli husker du. un altra canzone che scandaglia il fondale del mare musicale è “black belt elvis”, per la sua attinenza col mondo prog. il resto è una sonnacchiosa riproposizione. il discorso è il solito, “s’ei piace, ei lice”, e senza dubbio alcuni nostalgici troveranno in questo lavoro pane per i loro denti.

Curly Like Maria - It’s Just A Ride (♪♪+)

sotto la mole nascono i curly like maria, all’esordio con “it’s just a ride”. dai primi brani appare chiaro che l’ondata lo-fi ha ormai colpito nuovamente anche la nostra penisola, e questo è un bene. non è altrettanto positivo, invece, l’apparente immobilismo stilistico che relega questo lavoro nel meandro del “wannabe” indie rock anni ‘80, al di qua ed al di là dell’oceano, fra vecchio e nuovo continente. ogni tanto un’armonica prova ad allargare i confini, ad esplorare nuovi orizzonti, come in “bad affair”, brano poliedrico che attraverso diversi cambi di ritmo giunge ad un finale in cui basso e batteria sembrano essere stati scippati agli husker du. un altra canzone che scandaglia il fondale del mare musicale è “black belt elvis”, per la sua attinenza col mondo prog. il resto è una sonnacchiosa riproposizione. il discorso è il solito, “s’ei piace, ei lice”, e senza dubbio alcuni nostalgici troveranno in questo lavoro pane per i loro denti.

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Colapesce - s/t ep (♪♪♪+)altro giro, altra corsa. altro mese, altro ep targato 42 records. colapesce è il cantante e banjista (banjaio, boh) degli albanopower, gruppo rivelazione dell’anno scorso. ma andiamo al sodo. “amore sordo” si apre con una registrazione che strizza l’occhio alle canzoni degli anni ‘30 e poi prosegue su un vellutato terreno acustico. “fiori di lana” è una ballata leggera: su una chitarra targata benvegnù trasuda l’impalpabile consistenza dell’amore, con metafore semplici quanto dirette, senza dubbio perfettamente calate all’interno del sound. per “la guerra fredda” e “niente di più” ritmi, rispettivamente, post-caraibici e beat. in particolare il secondo pezzo è una cover di leo ferrè. si prosegue con il disilluso testo di “resistere etc.”, nel ritornello della qual canzone, per un attimo, l’intonazione fa gridare a battisti. che trip! chiude l’ep “sera senza fine”, chitarra e voce per un pezzo che inizalmente ricalca “sergio” dei baustelle. fiori di lana:un hard disk pieno di poesie non vale nulla se non ci sei tuti prendo, ti porto via da qui, in un posto dove non cresce l’addiosupererai o supereroi, ancora non è chiaro il limitefiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovineràalberi di pose e nostalgie, e un’antenna che trasmette solo teti canto, proteggo l’armonia come l’acqua dentro ad un fiume scorre viala clessidra volge al fine, la sabbia mi ricorda l’estate con la camicia a fiori e la giacca di lana copriamo la stagione che noi due, capiamo soltanto noisupererai o supereroi, ancora non è chiaro il limitefiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovineràresistere etc.:no, non voli mai al fianco di persone che ti sanno ascoltareun ballo con le tue tre idee e in fondo anch’io non sono gandhi, non sono un renon rileggi mai le poesie, ma danza di pensieri qui, ritrovi te stessa sdraiata sul letto con un rastrello in manola testa, la testa dov’è?in africa, o.n.g., paura di cadere più in giùil panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano lottavamo con mostri più grandi di noibuonanotte a chi non vince mai, non perde mai, non gioca in africa, o.n.g., paura di cadere più in giùil panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano, immobile sul divanolottavamo con mostri più grandi di noi

Colapesce - s/t ep (♪♪♪+)

altro giro, altra corsa. altro mese, altro ep targato 42 records. colapesce è il cantante e banjista (banjaio, boh) degli albanopower, gruppo rivelazione dell’anno scorso. ma andiamo al sodo. “amore sordo” si apre con una registrazione che strizza l’occhio alle canzoni degli anni ‘30 e poi prosegue su un vellutato terreno acustico. “fiori di lana” è una ballata leggera: su una chitarra targata benvegnù trasuda l’impalpabile consistenza dell’amore, con metafore semplici quanto dirette, senza dubbio perfettamente calate all’interno del sound. per “la guerra fredda” e “niente di più” ritmi, rispettivamente, post-caraibici e beat. in particolare il secondo pezzo è una cover di leo ferrè. si prosegue con il disilluso testo di “resistere etc.”, nel ritornello della qual canzone, per un attimo, l’intonazione fa gridare a battisti. che trip! chiude l’ep “sera senza fine”, chitarra e voce per un pezzo che inizalmente ricalca “sergio” dei baustelle.

fiori di lana:
un hard disk pieno di poesie non vale nulla se non ci sei tu
ti prendo, ti porto via da qui, in un posto dove non cresce l’addio
supererai o supereroi, ancora non è chiaro il limite
fiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovinerà
alberi di pose e nostalgie, e un’antenna che trasmette solo te
ti canto, proteggo l’armonia come l’acqua dentro ad un fiume scorre via
la clessidra volge al fine, la sabbia mi ricorda l’estate con la camicia a fiori e la giacca di lana copriamo la stagione che noi due, capiamo soltanto noi
supererai o supereroi, ancora non è chiaro il limite
fiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovinerà

resistere etc.:
no, non voli mai al fianco di persone che ti sanno ascoltare
un ballo con le tue tre idee e in fondo anch’io non sono gandhi, non sono un re
non rileggi mai le poesie, ma danza di pensieri qui, ritrovi te stessa sdraiata sul letto con un rastrello in mano
la testa, la testa dov’è?
in africa, o.n.g., paura di cadere più in giù
il panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano
lottavamo con mostri più grandi di noi
buonanotte a chi non vince mai, non perde mai, non gioca
in africa, o.n.g., paura di cadere più in giù
il panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano, immobile sul divano
lottavamo con mostri più grandi di noi

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The Jacqueries - Child’s Play ep (♪♪♪+)
la 42 records sta mettendo in pratica una lungimirante politica di download gratuito. produrre un ep al mese per promuovere gruppi emergenti significa, più o meno intenzionalmente, ripercorrere la strada della gloriosissima sarah records, label inglese divenuta famosa per la scelta di dedicarsi soprattutto alla realizzazione di 7”, twee. per il mese di febbraio la sorte ha baciato i giovani the jacqueries (a gennaio è invece toccato ai vessel, di cui ho già parlato pressochè in contemporanea con l’uscita). per rimanere in tema sarah records, se fossimo nella londra di inizio anni ‘90 “child’s play” si collocherebbe tra il canto del cigno dell’indie pop à the field mice e la culla del britpop. il connubio tra le due tendenze trova la sua forza più centripeta in un brano come “kitsch”, nel quale l’irresistibile traccia della chitarra solista si fa largo fra una trama decisamente pop, per poi dedicarsi ad una coda sonora da far invidia agli another sunny day. d’altro canto le influenze possono anche trovare strade solitarie: “sleeping pills” sfiora la vena intimistica-cantautoriale, mentre “i try”, cover di macy gray, farebbe venire la bava alla bocca delle emittenti radiofoniche. presentazione a parte per “7/8”, canzone rockeggiante, in certi momenti al limite dello shoegaze, che rivela un’attitudine nuova, un’altra via per il futuro.

The Jacqueries - Child’s Play ep (♪♪♪+)

la 42 records sta mettendo in pratica una lungimirante politica di download gratuito. produrre un ep al mese per promuovere gruppi emergenti significa, più o meno intenzionalmente, ripercorrere la strada della gloriosissima sarah records, label inglese divenuta famosa per la scelta di dedicarsi soprattutto alla realizzazione di 7”, twee. per il mese di febbraio la sorte ha baciato i giovani the jacqueries (a gennaio è invece toccato ai vessel, di cui ho già parlato pressochè in contemporanea con l’uscita). per rimanere in tema sarah records, se fossimo nella londra di inizio anni ‘90 “child’s play” si collocherebbe tra il canto del cigno dell’indie pop à the field mice e la culla del britpop. il connubio tra le due tendenze trova la sua forza più centripeta in un brano come “kitsch”, nel quale l’irresistibile traccia della chitarra solista si fa largo fra una trama decisamente pop, per poi dedicarsi ad una coda sonora da far invidia agli another sunny day. d’altro canto le influenze possono anche trovare strade solitarie: “sleeping pills” sfiora la vena intimistica-cantautoriale, mentre “i try”, cover di macy gray, farebbe venire la bava alla bocca delle emittenti radiofoniche. presentazione a parte per “7/8”, canzone rockeggiante, in certi momenti al limite dello shoegaze, che rivela un’attitudine nuova, un’altra via per il futuro.

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Heike Has The Giggle - Sh! (♪♪♪♪)gli heike has the giggle sono un terzetto ravennate in cui il basso non è ad appannaggio della componente femminile, questione da non sottovalutare. a prima vista, non ancora abbracciati gli strumenti, ricordano gli yeah yeah yeahs o, per rimanere in casa, i tiger! shit! tiger! tiger! ma alla prima rullata il castello dei paragoni crolla sotto i colpi di un sound fresco ed energico, variamente influenzato dall’indie rock più frizzante e del post punk più danzereccio. via, ognuno ci può trovare il gruppo affine che più lo aggrada, io butto nella mischia i mantovani super elastic bubble plastic. come accennato spicca la presenza di una ragazza all’accoppiata chitarra-voce: ottima intonazione per un registro relativamente basso e altrettanto pregevole capacità tecnica di saturazione con la sei corde. al rockando 2010, come gruppo spalla dei tre allegri ragazzi morti, sciorinano, chicca dopo chicca, l’intero album d’esordio “sh!” (prima produzione della kitano), con l’aggiunta della cover “crazy in love” di beyonce, riadattata in chiave rock. nonostante l’ingiusto gelo che sempre colpisce gli open acts i romagnoli tengono bene il palco, complice l’ormai sempre più folta antologia di esibizioni che si stanno mettendo alle spalle. “cacciatissimo” il bassista, frenetico il batterista, più compassata la cantante, per gli ovvi motivi legati al microfono e alla chitarra. la vena pop che si fa strada in “too many dj’s” e “stop joking about britney spears” rende questi brani i più godibili, ma la mezz’ora di “sh!” scorre liscia ed adrenalinica lungo tutti gli undici pezzi. promossi a pieni voti e da rivedere al più presto.


grazie a giacomo per le foto

Heike Has The Giggle - Sh! (♪♪♪♪)

gli heike has the giggle sono un terzetto ravennate in cui il basso non è ad appannaggio della componente femminile, questione da non sottovalutare. a prima vista, non ancora abbracciati gli strumenti, ricordano gli yeah yeah yeahs o, per rimanere in casa, i tiger! shit! tiger! tiger! ma alla prima rullata il castello dei paragoni crolla sotto i colpi di un sound fresco ed energico, variamente influenzato dall’indie rock più frizzante e del post punk più danzereccio. via, ognuno ci può trovare il gruppo affine che più lo aggrada, io butto nella mischia i mantovani super elastic bubble plastic. come accennato spicca la presenza di una ragazza all’accoppiata chitarra-voce: ottima intonazione per un registro relativamente basso e altrettanto pregevole capacità tecnica di saturazione con la sei corde. al rockando 2010, come gruppo spalla dei tre allegri ragazzi morti, sciorinano, chicca dopo chicca, l’intero album d’esordio “sh!” (prima produzione della kitano), con l’aggiunta della cover “crazy in love” di beyonce, riadattata in chiave rock. nonostante l’ingiusto gelo che sempre colpisce gli open acts i romagnoli tengono bene il palco, complice l’ormai sempre più folta antologia di esibizioni che si stanno mettendo alle spalle. “cacciatissimo” il bassista, frenetico il batterista, più compassata la cantante, per gli ovvi motivi legati al microfono e alla chitarra. la vena pop che si fa strada in “too many dj’s” e “stop joking about britney spears” rende questi brani i più godibili, ma la mezz’ora di “sh!” scorre liscia ed adrenalinica lungo tutti gli undici pezzi. promossi a pieni voti e da rivedere al più presto.

grazie a giacomo per le foto

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Veronica Falls - Found Love In A Graveyard / Starry Eyes (♪♪♪+)giusto un paio di canzoni, ma entrambe belle. un sentore mistico, caratteristiche da marcetta, crescendo musicale, coro e raddoppi vocali per un indie rock molto particolare e variegato.

Veronica Falls - Found Love In A Graveyard / Starry Eyes (♪♪♪+)
giusto un paio di canzoni, ma entrambe belle. un sentore mistico, caratteristiche da marcetta, crescendo musicale, coro e raddoppi vocali per un indie rock molto particolare e variegato.

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Amor Fou - I Moralisti (♪♪♪♪)bisogna dire che ho conosciuto raina e compagni con “filemone e bauci”, quindi tutto ciò che ne sarebbe seguito non avrebbe potuto che esserne peggiore. i moralisti non è un salvataggio in corner, ma una bella parata che non solo salva il risultato, ma da cui si può rilanciare l’azione. ah, le metafore calcistiche. “le promesse” è il brano che preferisco, però il livello è ato per tutta la durata del disco.

Amor Fou - I Moralisti (♪♪♪♪)
bisogna dire che ho conosciuto raina e compagni con “filemone e bauci”, quindi tutto ciò che ne sarebbe seguito non avrebbe potuto che esserne peggiore. i moralisti non è un salvataggio in corner, ma una bella parata che non solo salva il risultato, ma da cui si può rilanciare l’azione. ah, le metafore calcistiche. “le promesse” è il brano che preferisco, però il livello è ato per tutta la durata del disco.

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Canadians - The Fall Of 1960 (♪♪♪)mi annoio da solo nel scriverlo, ma ancora una volta sono di fronte a un disco che è bello, ma che mi dice poco. voglio dire, poca personalità e molto “wannabe”. non scelgo una traccia per ribadire quanto appena detto.

Canadians - The Fall Of 1960 (♪♪♪)
mi annoio da solo nel scriverlo, ma ancora una volta sono di fronte a un disco che è bello, ma che mi dice poco. voglio dire, poca personalità e molto “wannabe”. non scelgo una traccia per ribadire quanto appena detto.

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Vermillion Sands - Miss My Gun EP (♪♪♪♪+)presente quando tiri fori (tocco bucolico) dall’armadio i vestiti della nonna e nelle narici s’insinua quell’odore di naftalina che ti lascia intendere la funzione di anti-tarme? “where was he from” über alles.

Vermillion Sands - Miss My Gun EP (♪♪♪♪+)
presente quando tiri fori (tocco bucolico) dall’armadio i vestiti della nonna e nelle narici s’insinua quell’odore di naftalina che ti lascia intendere la funzione di anti-tarme? “where was he from” über alles.

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Eels - End Times (♪♪♪+)torna anche il caro vecchio mister e. con un lavoro discreto dal quale si riesce però ad estrapolare una combo, “i need a mother” e “little bird”, che porta alla mente il passato intimista che puzzava di capolavoro.

Eels - End Times (♪♪♪+)
torna anche il caro vecchio mister e. con un lavoro discreto dal quale si riesce però ad estrapolare una combo, “i need a mother” e “little bird”, che porta alla mente il passato intimista che puzzava di capolavoro.

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Owen Pallett - Heartland (♪♪)non sono riuscito a finirlo, sembra paganini dopo una castrazione coatta.

Owen Pallett - Heartland (♪♪)
non sono riuscito a finirlo, sembra paganini dopo una castrazione coatta.

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Laura Veirs - July Flame (♪♪♪)spruzzi di genialità in questo nuovo lavoro della veirs, che però non riesce sempre a trovare il guizzo giusto. gradevole l’accompagnamento della voce maschile. la traccia d’apertura “i can see your tracks” sarebbe potuta essere l’inizio di un gran disco.

Laura Veirs - July Flame (♪♪♪)
spruzzi di genialità in questo nuovo lavoro della veirs, che però non riesce sempre a trovare il guizzo giusto. gradevole l’accompagnamento della voce maschile. la traccia d’apertura “i can see your tracks” sarebbe potuta essere l’inizio di un gran disco.

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Cold War Kids - Behave Yourself EP (♪♪♪+)l’indie rock tra i più atipici in circolazione. i bambini della guerra fredda sfornano un nuovo EP stravagante e coinvolgente. basso e batteria convulsi, tocchi di piano ed una voce maschile delicata trovano sublimazione in “santa ana winds”.

Cold War Kids - Behave Yourself EP (♪♪♪+)
l’indie rock tra i più atipici in circolazione. i bambini della guerra fredda sfornano un nuovo EP stravagante e coinvolgente. basso e batteria convulsi, tocchi di piano ed una voce maschile delicata trovano sublimazione in “santa ana winds”.

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