Pepepiano - Trash Castles EP (♪♪♪)
diamo un ascolto al progetto del californiano david bird. “fire hands” si presenta in salsa psichedelicobalneare e fa roteare la nostra testa a destra e a sinistra, col rischio di farci rovesciare il cocktail che teniamo in mano. “fish farm”, invece, nella deriva glith riceve le interferenze di qualche radio che trasmette in onde corte. senza prendere un respiro ci si tuffa nella propulsione ipnagogica targata “whisper, yer conch shells”, brano di nemmeno due minuti ben scandito a metà da un cambio d’intensità. una triste poetica indietronica copre la lunga “perfect lives”, preludio al finale di “and i washed my wit in the atlantic”, in cui, dopo un un’intro quasi hip hop, si entra in un teatro completamente deserto mentre una chitarrina viene pizzicata e il suono delle sue corde viene riflesso dalle ampie pareti dell’edificio. un quarto d’ora di ricordi e sospiri.
Lay Bac - Ooo Kokomo (♪♪♪)
il texano lay bac, dopo l’esordio dello scorso novembre con lo pseudonimo di de rol lé, torna con un lp di estrazione glo-fi, “ooo kokomo”. con “anak” ci si avvicina alla festa, il vento porta i suoni delle percussioni e della voce, sbrindellata in un’eco metafisica. ma eccoci ormai giunti, “beach cassette jam” prende vita al tramonto ed inizia a rallegrare gli spiriti della spiaggia. “bermuda caves” è un brusco rallentamento, un biglietto d’ingresso per la rievocazione dei miti già riportati in auge da washed out, mentre il poco convincente terzetto formato da “cub ritual”, “everythings related” e “inside healin lodge” svolazza al di sotto della gloriosa tradizione della drone music, senza toccare le corde che permettono ai pensieri di riaffiorare. finalmente si risale al livello “hypnagogic” con “kokomo”, migliore tracce dell’album grazie ad irresistibile loop di voci androgine. ambiente notturno culminante in un coro di grilli per “outside healin lodge” ed ebollizione di pozioni magiche nell’antro di una strega in “so long”. infine “wind surfer cross” regala qualche ritmo tribale eviscerato dal suo contesto naturale. “ooo kokomo” è solo in parte trampolino per un tuffo nei decenni passati, poiché la sua struttura sembra dare maggiore importanza all’immanenza, alla contemporanea presenza di due aspetti uguali e contrari, una spensieratezza attorno alla quale si fa largo una spaventosa notte. una pallida riproposizione musicale delle “majas al bancone” di goya.
Toro Y Moi - Causers Of This (♪♪+)
m’è piaciuta la descrizione di chi l’ha paragonato alla fiappa musica in discoteca quando nessuno si regge più in piedi. roba da decompressione che, però, non lo vorrebbe essere. rimandato.
Delorean - Subiza (♪♪♪♪)
da quel che ho ascoltato, l’EP “ayrton senna” dell’anno scorso è più bello, però anche sull’ampio respiro i baschi tengono alta l’etichetta balearico-ipnagogica (più la prima, per la verità). spiagge e tramonti. “grow” hit. la cover è di donald judd!?
Rangers - Suburban Tours (♪♪♪♪)
quando si ha a che fare con questo tipo di musica non si ha mai la certezza della provenienza dei suoni: produzione ex novo o riciclaggio di samples? basta vedere il polveron(ino)e scatenato da ernest green, meglio noto come washed out. i punti di partenza del genere ipnagogico sono la scarsa qualità di registrazione e gli echi degli anni settanta-ottanta-novanta, poi si comincia a navigare a vista. il prodotto di joe knight riporta alla mente le colonne sonore di qualche serie tv d’azione, con il basso sovraesposto. per la scelta del brano sono troppo indeciso, càpita, oh.