Pepepiano - Trash Castles EP (♪♪♪)
diamo un ascolto al progetto del californiano david bird. “fire hands” si presenta in salsa psichedelicobalneare e fa roteare la nostra testa a destra e a sinistra, col rischio di farci rovesciare il cocktail che teniamo in mano. “fish farm”, invece, nella deriva glith riceve le interferenze di qualche radio che trasmette in onde corte. senza prendere un respiro ci si tuffa nella propulsione ipnagogica targata “whisper, yer conch shells”, brano di nemmeno due minuti ben scandito a metà da un cambio d’intensità. una triste poetica indietronica copre la lunga “perfect lives”, preludio al finale di “and i washed my wit in the atlantic”, in cui, dopo un un’intro quasi hip hop, si entra in un teatro completamente deserto mentre una chitarrina viene pizzicata e il suono delle sue corde viene riflesso dalle ampie pareti dell’edificio. un quarto d’ora di ricordi e sospiri.
Gonjasufi - A Sufi And A Killer (♪♪+)
ce l’ho sul groppone da mesi, dopo un primo ascolto l’ho accantonato e il solo pensiero di riprenderlo mi annoia. quindi, sticazzi, voto politico post sessantottino.
Dum Dum Girls - I Will Be (♪♪+)
le dumdumdum mi ricordano i the pains of being pure at heart, a causa del tentativo di creare un album di singoli da hit. i pains non mi fanno impazzire, quindi facendo due più due…
Pocahaunted - Make It Real (♪♪♪)
delusione al primo ascolto, sorpresa al secondo, parziale ravvedimento al terzo. roba che non scolterò spesso, sarà che la psichedelia mi puzza di vecchio e io snobbo la musica vecchia. e vaffanculo alla “storia del rockz”. il brano da estrapolare è la title track.
Rangers - Suburban Tours (♪♪♪♪)
quando si ha a che fare con questo tipo di musica non si ha mai la certezza della provenienza dei suoni: produzione ex novo o riciclaggio di samples? basta vedere il polveron(ino)e scatenato da ernest green, meglio noto come washed out. i punti di partenza del genere ipnagogico sono la scarsa qualità di registrazione e gli echi degli anni settanta-ottanta-novanta, poi si comincia a navigare a vista. il prodotto di joe knight riporta alla mente le colonne sonore di qualche serie tv d’azione, con il basso sovraesposto. per la scelta del brano sono troppo indeciso, càpita, oh.
Xiu Xiu - Dear God, I Hate Myself (♪♪♪)
l’ho già ascoltato un sacco di volte, sperando che col tempo le melodie e le dissonanze trovassero un loro perchè nelle mie orecchie. ciò che mi porta ad amare alla follia la foret è la straordinaria capacità di alternanza e di concatenazione fra la musica e la cacofonia, il silenzio ed il suono, nonchè le esplosioni, i rallentamenti, i sussurri e le grida. la varietas si è già persa nei lavori successivi e qui l’assenza di caratterizzazione è confermata. non è un brutto album, anzi, lo si ascolta piacevolmente, però manca il sale. “gray death” (che all’inizio sembra la sigla di lupin) è quasi pop.
The Album Leaf - A Chorus Of Storyrellers (♪♪♪♪)
glitch-break-drone-ambient. più o meno. fresco, più ampio di quanto possa sembrare.”we are” su tutte.
Eels - End Times (♪♪♪+)
torna anche il caro vecchio mister e. con un lavoro discreto dal quale si riesce però ad estrapolare una combo, “i need a mother” e “little bird”, che porta alla mente il passato intimista che puzzava di capolavoro.
Cold War Kids - Behave Yourself EP (♪♪♪+)
l’indie rock tra i più atipici in circolazione. i bambini della guerra fredda sfornano un nuovo EP stravagante e coinvolgente. basso e batteria convulsi, tocchi di piano ed una voce maschile delicata trovano sublimazione in “santa ana winds”.