Phonaesthetics '10


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Valentina Dorme
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Vermillion Sands
www.myspace.com/thevermillionsands
Violent Breakfast
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e le rispettive label

Phonaesthetics ringrazia le band e gli artisti che hanno pubblicato nei loro siti le recensioni

e tutti i "followers"!
Vermillion Sands - s/t (♪♪♪♪)
dei trevigiani vermillion sands avevo già scanzonatamente parlato in occasione dell’uscita dell’ep “miss my gun”, elogiando la capacità di rievocare atmosfere vintage, mantenendo intatta la vividità del prodotto e senza, insomma, dare l’impressione di essere fuori tempo massimo per il revival. una prova di spessore che, sulla lunga distanza dell’lp, subisce il fisiologico calo d’intensità, complice il ricorso a soluzioni già sperimentate in precedenza. nonostante il paragone premi il (pur recentissimo) passato, il s/t conferma il valore dei quattro elementi della band. la ribalta estera raggiunta con la pubblicazione su etichette statunitensi si allarga dunque con le undici (di cui due mutuate dai 7”) tracce proposte per la teutonica allien snatch. la prassi alt-country rimane inalterata nella sua ossatura data dalle percussioni e dall’acustica, ma si arricchisce di un’estetica nuova, ad esempio, nelle ascese elettriche di “moonson blues” o nell’ipnotico giro di basso di “the last day”. ancora la chitarra disegna sottili increspature hawaiane in “weary & weak, mentre “warm up”, più canonico rispetto al sound classico della band, potrebbe diventare un bel singolo alla “not fair”. spazio anche per l’etereo incedere di “sew my heart”, forse il brano in cui il cantato femminile trova la sua culla più confortevole, e “star light star bright”, il cui testo riprende l’energica poesia omonima di dorothy parker. in conclusione definire questo gioiellino “inferiore” a “miss my gun” evidenza maggiormente i meriti del secondo (il migliore concentrato italiano dell’anno) che i demeriti del secondo (che, per quel che mi riguarda, rimane nella top ten del bel paese per questo inizio di decennio). passando all’esibizione presso la cascina irma non si può che registrare l’abilità tecnica dei quattro rockers, nonchè la saggia decisione di proporre la quasi totalità dell’ep che ho appena finito di esaltare e che ha in “where was he from” la sua punta di diamante. particolarmente apprezzabili, infine, le esplosive code sonore a scandire l’esibizione. menzione finale per l’artwork di paula h, che ha sconvolto la mia esistenza con l’avventura mutagena del castoro.


grazie a giacomo per le foto.

Vermillion Sands - s/t (♪♪♪♪)

dei trevigiani vermillion sands avevo già scanzonatamente parlato in occasione dell’uscita dell’ep “miss my gun”, elogiando la capacità di rievocare atmosfere vintage, mantenendo intatta la vividità del prodotto e senza, insomma, dare l’impressione di essere fuori tempo massimo per il revival. una prova di spessore che, sulla lunga distanza dell’lp, subisce il fisiologico calo d’intensità, complice il ricorso a soluzioni già sperimentate in precedenza. nonostante il paragone premi il (pur recentissimo) passato, il s/t conferma il valore dei quattro elementi della band. la ribalta estera raggiunta con la pubblicazione su etichette statunitensi si allarga dunque con le undici (di cui due mutuate dai 7”) tracce proposte per la teutonica allien snatch. la prassi alt-country rimane inalterata nella sua ossatura data dalle percussioni e dall’acustica, ma si arricchisce di un’estetica nuova, ad esempio, nelle ascese elettriche di “moonson blues” o nell’ipnotico giro di basso di “the last day”. ancora la chitarra disegna sottili increspature hawaiane in “weary & weak, mentre “warm up”, più canonico rispetto al sound classico della band, potrebbe diventare un bel singolo alla “not fair”. spazio anche per l’etereo incedere di “sew my heart”, forse il brano in cui il cantato femminile trova la sua culla più confortevole, e “star light star bright”, il cui testo riprende l’energica poesia omonima di dorothy parker. in conclusione definire questo gioiellino “inferiore” a “miss my gun” evidenza maggiormente i meriti del secondo (il migliore concentrato italiano dell’anno) che i demeriti del secondo (che, per quel che mi riguarda, rimane nella top ten del bel paese per questo inizio di decennio). passando all’esibizione presso la cascina irma non si può che registrare l’abilità tecnica dei quattro rockers, nonchè la saggia decisione di proporre la quasi totalità dell’ep che ho appena finito di esaltare e che ha in “where was he from” la sua punta di diamante. particolarmente apprezzabili, infine, le esplosive code sonore a scandire l’esibizione. menzione finale per l’artwork di paula h, che ha sconvolto la mia esistenza con l’avventura mutagena del castoro.

grazie a giacomo per le foto.

Tagged: 2010italiaindie rock

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