Phonaesthetics '10


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Phonaesthetics ringrazia le band e gli artisti che hanno pubblicato nei loro siti le recensioni

e tutti i "followers"!
Iròi - Where You Were Now (♪♪♪♪)mark augé parla di “non-luoghi” per indicare spazi pubblici nei quali ognuno è solo pur essendo circondato da decine e decine di persone: tutti estranei a tutti. “after all, the sea” incarna l’essenza di questo concetto mescolando il rumore di fondo del vociare indistinto di una massa di individui ad un tenue velo isolazionista fatto di droni e tocchi di piano. base autechriana destinata a sciogliersi e fluire liberamente con lo scorrere dei secondi per “feathers”, brano che rivela, nella seconda parte, una similitudine, più eterea, con i giardini di dividing opinions. “where you were now” apre con l’indistinto glitch che chiudeva la bellissima hoppipolla (un paio di secondi di assoluta corrispondenza fanno strabuzzare gli occhi) e si inoltra poi negli spazi più freddi della coscienza, un lungo turbamento, un’interiorizzazione della situazione collettiva di cui si parlava in precedenza. echi trip hop tengono a bada gli spiragli di luce dati dalla calda voce di matilde davoli (girl with the gun) in “usual love line”, in una sorta di crepuscolo che si fa direttamente notte, senza passare dalla sera, in “lost hope lands”: qui la metropoli è deserta e i rumori dell’industria periferica arrivano indistinti e smussati. il punto più profondo della catabasi di iròi arriva con “in your backyard i left my armours”, una lunga caduta nel mare più buio, nella quale, una volta toccato il fondo, si cominciano a muovere le gambe e le braccia in una difficile risalita. il tentativo di emersione è “innocent, unpure”, tra i pezzi più aperti dell’album (e con una successione di note che ricorda “generale” di de gregori!). si torna alle prime luci del mattino, ma quel che si sente di più non è il calore del nuovo giorno, bensì il freddo della notte appena passata. iròi confeziona dunque un lavoro, reso iconograficamente bene nella cover, che guarda all’estetica dell’attesa, alla presenza vivida, plastica del tempo.

Iròi - Where You Were Now (♪♪♪♪)

mark augé parla di “non-luoghi” per indicare spazi pubblici nei quali ognuno è solo pur essendo circondato da decine e decine di persone: tutti estranei a tutti. “after all, the sea” incarna l’essenza di questo concetto mescolando il rumore di fondo del vociare indistinto di una massa di individui ad un tenue velo isolazionista fatto di droni e tocchi di piano. base autechriana destinata a sciogliersi e fluire liberamente con lo scorrere dei secondi per “feathers”, brano che rivela, nella seconda parte, una similitudine, più eterea, con i giardini di dividing opinions. “where you were now” apre con l’indistinto glitch che chiudeva la bellissima hoppipolla (un paio di secondi di assoluta corrispondenza fanno strabuzzare gli occhi) e si inoltra poi negli spazi più freddi della coscienza, un lungo turbamento, un’interiorizzazione della situazione collettiva di cui si parlava in precedenza. echi trip hop tengono a bada gli spiragli di luce dati dalla calda voce di matilde davoli (girl with the gun) in “usual love line”, in una sorta di crepuscolo che si fa direttamente notte, senza passare dalla sera, in “lost hope lands”: qui la metropoli è deserta e i rumori dell’industria periferica arrivano indistinti e smussati. il punto più profondo della catabasi di iròi arriva con “in your backyard i left my armours”, una lunga caduta nel mare più buio, nella quale, una volta toccato il fondo, si cominciano a muovere le gambe e le braccia in una difficile risalita. il tentativo di emersione è “innocent, unpure”, tra i pezzi più aperti dell’album (e con una successione di note che ricorda “generale” di de gregori!). si torna alle prime luci del mattino, ma quel che si sente di più non è il calore del nuovo giorno, bensì il freddo della notte appena passata. iròi confeziona dunque un lavoro, reso iconograficamente bene nella cover, che guarda all’estetica dell’attesa, alla presenza vivida, plastica del tempo.

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