Phonaesthetics '10


Per minacce o altro:
radiofreccia90@hotmail.it

Phonaesthetics supporta:
Agatha
www.myspace.com/agathatrio
Altro
www.myspace.com/altropesaro
Chambers
www.myspace.com/chambersssss
Chinese Dama
www.myspace.com/chinesedama
Gerda
www.myspace.com/gerdadegerda
Heike Has The Giggle
www.myspace.com/heikehasthegiggles
Lady Tornado
www.myspace.com/ladytornado
Los Massadores
www.losmassadores.it
Magdalene
www.myspace.com/magdalenemagdalene
My Vain Therapy
www.myspace.com/myvaintherapy
Pyramids
www.myspace.com/papyramids
Si Non Sedes Is
www.myspace.com/sinonsedesis
Valentina Dorme
www.myspace.com/valentinadorme
Vermillion Sands
www.myspace.com/thevermillionsands
Violent Breakfast
www.myspace.com/violentbreakfast

e le rispettive label

Phonaesthetics ringrazia le band e gli artisti che hanno pubblicato nei loro siti le recensioni

e tutti i "followers"!
Curly Like Maria - It’s Just A Ride (♪♪+)sotto la mole nascono i curly like maria, all’esordio con “it’s just a ride”. dai primi brani appare chiaro che l’ondata lo-fi ha ormai colpito nuovamente anche la nostra penisola, e questo è un bene. non è altrettanto positivo, invece, l’apparente immobilismo stilistico che relega questo lavoro nel meandro del “wannabe” indie rock anni ‘80, al di qua ed al di là dell’oceano, fra vecchio e nuovo continente. ogni tanto un’armonica prova ad allargare i confini, ad esplorare nuovi orizzonti, come in “bad affair”, brano poliedrico che attraverso diversi cambi di ritmo giunge ad un finale in cui basso e batteria sembrano essere stati scippati agli husker du. un altra canzone che scandaglia il fondale del mare musicale è “black belt elvis”, per la sua attinenza col mondo prog. il resto è una sonnacchiosa riproposizione. il discorso è il solito, “s’ei piace, ei lice”, e senza dubbio alcuni nostalgici troveranno in questo lavoro pane per i loro denti.

Curly Like Maria - It’s Just A Ride (♪♪+)

sotto la mole nascono i curly like maria, all’esordio con “it’s just a ride”. dai primi brani appare chiaro che l’ondata lo-fi ha ormai colpito nuovamente anche la nostra penisola, e questo è un bene. non è altrettanto positivo, invece, l’apparente immobilismo stilistico che relega questo lavoro nel meandro del “wannabe” indie rock anni ‘80, al di qua ed al di là dell’oceano, fra vecchio e nuovo continente. ogni tanto un’armonica prova ad allargare i confini, ad esplorare nuovi orizzonti, come in “bad affair”, brano poliedrico che attraverso diversi cambi di ritmo giunge ad un finale in cui basso e batteria sembrano essere stati scippati agli husker du. un altra canzone che scandaglia il fondale del mare musicale è “black belt elvis”, per la sua attinenza col mondo prog. il resto è una sonnacchiosa riproposizione. il discorso è il solito, “s’ei piace, ei lice”, e senza dubbio alcuni nostalgici troveranno in questo lavoro pane per i loro denti.

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Colapesce - s/t ep (♪♪♪+)altro giro, altra corsa. altro mese, altro ep targato 42 records. colapesce è il cantante e banjista (banjaio, boh) degli albanopower, gruppo rivelazione dell’anno scorso. ma andiamo al sodo. “amore sordo” si apre con una registrazione che strizza l’occhio alle canzoni degli anni ‘30 e poi prosegue su un vellutato terreno acustico. “fiori di lana” è una ballata leggera: su una chitarra targata benvegnù trasuda l’impalpabile consistenza dell’amore, con metafore semplici quanto dirette, senza dubbio perfettamente calate all’interno del sound. per “la guerra fredda” e “niente di più” ritmi, rispettivamente, post-caraibici e beat. in particolare il secondo pezzo è una cover di leo ferrè. si prosegue con il disilluso testo di “resistere etc.”, nel ritornello della qual canzone, per un attimo, l’intonazione fa gridare a battisti. che trip! chiude l’ep “sera senza fine”, chitarra e voce per un pezzo che inizalmente ricalca “sergio” dei baustelle. fiori di lana:un hard disk pieno di poesie non vale nulla se non ci sei tuti prendo, ti porto via da qui, in un posto dove non cresce l’addiosupererai o supereroi, ancora non è chiaro il limitefiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovineràalberi di pose e nostalgie, e un’antenna che trasmette solo teti canto, proteggo l’armonia come l’acqua dentro ad un fiume scorre viala clessidra volge al fine, la sabbia mi ricorda l’estate con la camicia a fiori e la giacca di lana copriamo la stagione che noi due, capiamo soltanto noisupererai o supereroi, ancora non è chiaro il limitefiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovineràresistere etc.:no, non voli mai al fianco di persone che ti sanno ascoltareun ballo con le tue tre idee e in fondo anch’io non sono gandhi, non sono un renon rileggi mai le poesie, ma danza di pensieri qui, ritrovi te stessa sdraiata sul letto con un rastrello in manola testa, la testa dov’è?in africa, o.n.g., paura di cadere più in giùil panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano lottavamo con mostri più grandi di noibuonanotte a chi non vince mai, non perde mai, non gioca in africa, o.n.g., paura di cadere più in giùil panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano, immobile sul divanolottavamo con mostri più grandi di noi

Colapesce - s/t ep (♪♪♪+)

altro giro, altra corsa. altro mese, altro ep targato 42 records. colapesce è il cantante e banjista (banjaio, boh) degli albanopower, gruppo rivelazione dell’anno scorso. ma andiamo al sodo. “amore sordo” si apre con una registrazione che strizza l’occhio alle canzoni degli anni ‘30 e poi prosegue su un vellutato terreno acustico. “fiori di lana” è una ballata leggera: su una chitarra targata benvegnù trasuda l’impalpabile consistenza dell’amore, con metafore semplici quanto dirette, senza dubbio perfettamente calate all’interno del sound. per “la guerra fredda” e “niente di più” ritmi, rispettivamente, post-caraibici e beat. in particolare il secondo pezzo è una cover di leo ferrè. si prosegue con il disilluso testo di “resistere etc.”, nel ritornello della qual canzone, per un attimo, l’intonazione fa gridare a battisti. che trip! chiude l’ep “sera senza fine”, chitarra e voce per un pezzo che inizalmente ricalca “sergio” dei baustelle.

fiori di lana:
un hard disk pieno di poesie non vale nulla se non ci sei tu
ti prendo, ti porto via da qui, in un posto dove non cresce l’addio
supererai o supereroi, ancora non è chiaro il limite
fiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovinerà
alberi di pose e nostalgie, e un’antenna che trasmette solo te
ti canto, proteggo l’armonia come l’acqua dentro ad un fiume scorre via
la clessidra volge al fine, la sabbia mi ricorda l’estate con la camicia a fiori e la giacca di lana copriamo la stagione che noi due, capiamo soltanto noi
supererai o supereroi, ancora non è chiaro il limite
fiore che fai? ore che mai trascorreranno in pace senza che qualcuno le rovinerà

resistere etc.:
no, non voli mai al fianco di persone che ti sanno ascoltare
un ballo con le tue tre idee e in fondo anch’io non sono gandhi, non sono un re
non rileggi mai le poesie, ma danza di pensieri qui, ritrovi te stessa sdraiata sul letto con un rastrello in mano
la testa, la testa dov’è?
in africa, o.n.g., paura di cadere più in giù
il panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano
lottavamo con mostri più grandi di noi
buonanotte a chi non vince mai, non perde mai, non gioca
in africa, o.n.g., paura di cadere più in giù
il panico, la mia città, mensilità, un sogno va ed oggi mi sa che resto qua immobile sul divano, immobile sul divano
lottavamo con mostri più grandi di noi

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Mamavegas - This Is The Day! I See… ep (♪♪♪♪)ormai è chiaro che la 42 records ha svolto un lavoro eccezionale nel selezionare i gruppi per la collana 24. i mamavegas con il loro “this is the day! i see…” ne sono un ulteriore fulgido esempio. credo che la recensione di ester apa centri perfettamente l’obiettivo di evidenziale le diverse influenze e i diversi risultati ottenuti dalla band romana. quindi, dal momento che una mia recensione sarebbe una sorta di brutta copia di questa, rendo onore al merito e rimando direttamente a rockit. aggiungo comunque una personale opinione facendo notare come “may i be modern” ricordi molto i trail of dead di “so divided” e come “endless chilhood” possa essere la controparte spensierata dei mt. zion. ultimo appunto, la presenza di un membro degli yuppie flu, che per me è già sinonimo di garanzia.

Mamavegas - This Is The Day! I See… ep (♪♪♪♪)

ormai è chiaro che la 42 records ha svolto un lavoro eccezionale nel selezionare i gruppi per la collana 24. i mamavegas con il loro “this is the day! i see…” ne sono un ulteriore fulgido esempio. credo che la recensione di ester apa centri perfettamente l’obiettivo di evidenziale le diverse influenze e i diversi risultati ottenuti dalla band romana. quindi, dal momento che una mia recensione sarebbe una sorta di brutta copia di questa, rendo onore al merito e rimando direttamente a rockit. aggiungo comunque una personale opinione facendo notare come “may i be modern” ricordi molto i trail of dead di “so divided” e come “endless chilhood” possa essere la controparte spensierata dei mt. zion. ultimo appunto, la presenza di un membro degli yuppie flu, che per me è già sinonimo di garanzia.

Tagged: 2010italiafolk rock

Pilar Ternera - s/t ep (♪♪♪♪)la terza uscita del progetto 24 della 42 records passa attraverso la musica dei pilar ternera, superband che vede nel bassista dei my awesome mixtape l’esponente più noto. svincolandosi da ogni possibile catalogazione i tre artisti si dilettano nel cambiare, senza preavviso, non solo il ritmo, ma persino il genere della canzone. così “vorfeld” passa dall’indie più precipuo al country, mentre “gork” si trasforma in un trip math. la durata inferiore ai tre minuti, per tutti tranne “nembrot”, trasforma i brani in jingle, nei quali il materiale compositivo, con qualche eccezione che conferma la regola, è condensato in una sola esposizione. procedendo per gruppi tematici “flows” e “nembrot” sono sospese in un mondo ovattato, inquietante (bjorkiano?) nel primo caso ed onirico (dreamy) nel secondo. infine “bubble shaped crystal surface” volge lo sguardo al prog anni settanta, mentre per “eight a.m.” e “pillowla” lascio aperta la porta dell’interpretazione, non senza però sottolineare i giri di basso.

Pilar Ternera - s/t ep (♪♪♪♪)

la terza uscita del progetto 24 della 42 records passa attraverso la musica dei pilar ternera, superband che vede nel bassista dei my awesome mixtape l’esponente più noto. svincolandosi da ogni possibile catalogazione i tre artisti si dilettano nel cambiare, senza preavviso, non solo il ritmo, ma persino il genere della canzone. così “vorfeld” passa dall’indie più precipuo al country, mentre “gork” si trasforma in un trip math. la durata inferiore ai tre minuti, per tutti tranne “nembrot”, trasforma i brani in jingle, nei quali il materiale compositivo, con qualche eccezione che conferma la regola, è condensato in una sola esposizione. procedendo per gruppi tematici “flows” e “nembrot” sono sospese in un mondo ovattato, inquietante (bjorkiano?) nel primo caso ed onirico (dreamy) nel secondo. infine “bubble shaped crystal surface” volge lo sguardo al prog anni settanta, mentre per “eight a.m.” e “pillowla” lascio aperta la porta dell’interpretazione, non senza però sottolineare i giri di basso.

Tagged: 2010italiamath rock

No Seduction - S.P.U.P.P.A. ep (♪♪♪+)il termine “sobrietà” mal si abbina ai no seduction, gruppo veneziano (chioggiotto, pardon) che si presenta col marchio del kitsch più irriverente, all’insegna di un electro-rock talvolta così tamarro da ricordare, per basi e voce, l’atmosfera della sagra patronale, con lo speaker che invita futuri discotecari ad effettuare l’ennesimo giro sugli autoscontri. poi però fanno sapere di volersi “assumere una certa responsabilità nel produrre musica: la responsabilità di parlare a quei milioni di persone che non vogliono pagare le conseguenze della crisi del nostro tempo”. ed è così che “spend money, stay cool”, con la sua filippica finale “how do you spend your fucking money?”, scopre il suo cuore sociale sotto uno strato di golosa facezia. gli altri singoli raccolti in “s.p.u.p.p.a.” narrano idealmente le peregrinazioni di un dandy o, forse, di un giovane alle prese con una congiuntura mondiale livellante. tra il proposito di entrare nella “c.i.a.”, ingozzarsi, nell’attesa, di “fried fish” ed infine constatare come per noi, più o meno giovani, ci siano poche opportunità, infatti “we won’t ever find a work”. tutto questo senza che dalla bocca sparisca quel “riso amaro” di pirandelliana memoria. per completezza di informazione, l’ep comprende anche un re-edit (“12345678”) e cinque remix ad opera, rispettivamente, di frost djsexx, 3 is a crowd, home alone, 2 guys in venice, funkabit.grazie ad enver di blow up ed italian embassy per la segnalazione.

No Seduction - S.P.U.P.P.A. ep (♪♪♪+)

il termine “sobrietà” mal si abbina ai no seduction, gruppo veneziano (chioggiotto, pardon) che si presenta col marchio del kitsch più irriverente, all’insegna di un electro-rock talvolta così tamarro da ricordare, per basi e voce, l’atmosfera della sagra patronale, con lo speaker che invita futuri discotecari ad effettuare l’ennesimo giro sugli autoscontri. poi però fanno sapere di volersi “assumere una certa responsabilità nel produrre musica: la responsabilità di parlare a quei milioni di persone che non vogliono pagare le conseguenze della crisi del nostro tempo”. ed è così che “spend money, stay cool”, con la sua filippica finale “how do you spend your fucking money?”, scopre il suo cuore sociale sotto uno strato di golosa facezia. gli altri singoli raccolti in “s.p.u.p.p.a.” narrano idealmente le peregrinazioni di un dandy o, forse, di un giovane alle prese con una congiuntura mondiale livellante. tra il proposito di entrare nella “c.i.a.”, ingozzarsi, nell’attesa, di “fried fish” ed infine constatare come per noi, più o meno giovani, ci siano poche opportunità, infatti “we won’t ever find a work”. tutto questo senza che dalla bocca sparisca quel “riso amaro” di pirandelliana memoria. per completezza di informazione, l’ep comprende anche un re-edit (“12345678”) e cinque remix ad opera, rispettivamente, di frost djsexx, 3 is a crowd, home alone, 2 guys in venice, funkabit.

grazie ad enver di blow up ed italian embassy per la segnalazione.

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The Jacqueries - Child’s Play ep (♪♪♪+)
la 42 records sta mettendo in pratica una lungimirante politica di download gratuito. produrre un ep al mese per promuovere gruppi emergenti significa, più o meno intenzionalmente, ripercorrere la strada della gloriosissima sarah records, label inglese divenuta famosa per la scelta di dedicarsi soprattutto alla realizzazione di 7”, twee. per il mese di febbraio la sorte ha baciato i giovani the jacqueries (a gennaio è invece toccato ai vessel, di cui ho già parlato pressochè in contemporanea con l’uscita). per rimanere in tema sarah records, se fossimo nella londra di inizio anni ‘90 “child’s play” si collocherebbe tra il canto del cigno dell’indie pop à the field mice e la culla del britpop. il connubio tra le due tendenze trova la sua forza più centripeta in un brano come “kitsch”, nel quale l’irresistibile traccia della chitarra solista si fa largo fra una trama decisamente pop, per poi dedicarsi ad una coda sonora da far invidia agli another sunny day. d’altro canto le influenze possono anche trovare strade solitarie: “sleeping pills” sfiora la vena intimistica-cantautoriale, mentre “i try”, cover di macy gray, farebbe venire la bava alla bocca delle emittenti radiofoniche. presentazione a parte per “7/8”, canzone rockeggiante, in certi momenti al limite dello shoegaze, che rivela un’attitudine nuova, un’altra via per il futuro.

The Jacqueries - Child’s Play ep (♪♪♪+)

la 42 records sta mettendo in pratica una lungimirante politica di download gratuito. produrre un ep al mese per promuovere gruppi emergenti significa, più o meno intenzionalmente, ripercorrere la strada della gloriosissima sarah records, label inglese divenuta famosa per la scelta di dedicarsi soprattutto alla realizzazione di 7”, twee. per il mese di febbraio la sorte ha baciato i giovani the jacqueries (a gennaio è invece toccato ai vessel, di cui ho già parlato pressochè in contemporanea con l’uscita). per rimanere in tema sarah records, se fossimo nella londra di inizio anni ‘90 “child’s play” si collocherebbe tra il canto del cigno dell’indie pop à the field mice e la culla del britpop. il connubio tra le due tendenze trova la sua forza più centripeta in un brano come “kitsch”, nel quale l’irresistibile traccia della chitarra solista si fa largo fra una trama decisamente pop, per poi dedicarsi ad una coda sonora da far invidia agli another sunny day. d’altro canto le influenze possono anche trovare strade solitarie: “sleeping pills” sfiora la vena intimistica-cantautoriale, mentre “i try”, cover di macy gray, farebbe venire la bava alla bocca delle emittenti radiofoniche. presentazione a parte per “7/8”, canzone rockeggiante, in certi momenti al limite dello shoegaze, che rivela un’attitudine nuova, un’altra via per il futuro.

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Menion - Out Of Sounds, Out Of Silence (♪♪♪♪)menion, poliedrico artista cagliaritano, ci delizia con un sestetto di brani assolutamente imperdibile. si parte con “colazione su saturno”, assaporando dei cornetti appena sfornati in compagnia di una bellissima ragazza, fra momenti di spensieratezza ed intimità che ricordano le creazioni di the album leaf. cinguettii, echi di shakuhachi, fiori di ciliegio, note di shamisen, sake nell’okumuki, rintocchi di taiko: in “my neural forest” l’oriente si mostra nel suo aspetto più tradizionale, non ancora contaminato, prima di lasciare spazio ad un accattivante chillout. quando un’ombra si staglia minacciosa sulla propria vita, come in “dear dad”, e si comincia a pensare a chi sta attorno, i toni si incupiscono, riaffiorano i dubbi ed esce l’eluvium più enigmatico, malinconico. in “compostela” appare invece il caos artistico degli xiu xiu, l’estetica del rumore intelaiata dall’elettronica più glitch. “i love imperfection” è un vortice di trasformazioni, dove la chitarra acustica si alterna ad inquietanti riverberi e pulsazioni. ed è così che si giunge alla fine di questa esperienza sonora, ma non prima di aver accompagnato nella propria camera la fanciulla di cui prima. e con la sinuosa “your body in the dark” la porta della stanza si chiude e cela la vista a sguardi indiscreti. è amore.

grazie ad adriano di la bèl netlabel per la gradita segnalazione

Menion - Out Of Sounds, Out Of Silence (♪♪♪♪)

menion, poliedrico artista cagliaritano, ci delizia con un sestetto di brani assolutamente imperdibile. si parte con “colazione su saturno”, assaporando dei cornetti appena sfornati in compagnia di una bellissima ragazza, fra momenti di spensieratezza ed intimità che ricordano le creazioni di the album leaf. cinguettii, echi di shakuhachi, fiori di ciliegio, note di shamisen, sake nell’okumuki, rintocchi di taiko: in “my neural forest” l’oriente si mostra nel suo aspetto più tradizionale, non ancora contaminato, prima di lasciare spazio ad un accattivante chillout. quando un’ombra si staglia minacciosa sulla propria vita, come in “dear dad”, e si comincia a pensare a chi sta attorno, i toni si incupiscono, riaffiorano i dubbi ed esce l’eluvium più enigmatico, malinconico. in “compostela” appare invece il caos artistico degli xiu xiu, l’estetica del rumore intelaiata dall’elettronica più glitch. “i love imperfection” è un vortice di trasformazioni, dove la chitarra acustica si alterna ad inquietanti riverberi e pulsazioni. ed è così che si giunge alla fine di questa esperienza sonora, ma non prima di aver accompagnato nella propria camera la fanciulla di cui prima. e con la sinuosa “your body in the dark” la porta della stanza si chiude e cela la vista a sguardi indiscreti. è amore.

grazie ad adriano di la bèl netlabel per la gradita segnalazione

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The Tigers Of Mompracem - S/T EP (♪♪)se capitate sul loro myspace e vedete la loro foto non spaventatevi, non sono i zen circus in vena di scherzi. consiglio anche di non leggere la presentazione, sorta di curriculum vitae degno più di un ragioniere in cerca di lavoro che di una band in cerca di ascoltatori. terminato il cazziatone, passiamo all’analisi, che è meglio. l’attacco di “la pirata” mi ha ricordato quello di “fabrizio cane campione” dei mitici cibo, accostamento privo di basi logiche, ma sensato se si vuole marcare un territorio che parte dal rock (nella sua definizione più ampia) e spazia verso altre soluzioni. parlo, ad esempio, della wave di “mono resolutions” o del punk’n’roll di “tigers of mompracem”, il brano più convincente assieme al seguente “take your bike and ride faster”, che si attesta sulle stesse corde ruvide. chiude l’ep “i will die soon”, canzone che lascia trasparire l’anima più pura del genere. non dubito che ai rockers possa piacere, però a me ha preso poco poco.

The Tigers Of Mompracem - S/T EP (♪♪)

se capitate sul loro myspace e vedete la loro foto non spaventatevi, non sono i zen circus in vena di scherzi. consiglio anche di non leggere la presentazione, sorta di curriculum vitae degno più di un ragioniere in cerca di lavoro che di una band in cerca di ascoltatori. terminato il cazziatone, passiamo all’analisi, che è meglio. l’attacco di “la pirata” mi ha ricordato quello di “fabrizio cane campione” dei mitici cibo, accostamento privo di basi logiche, ma sensato se si vuole marcare un territorio che parte dal rock (nella sua definizione più ampia) e spazia verso altre soluzioni. parlo, ad esempio, della wave di “mono resolutions” o del punk’n’roll di “tigers of mompracem”, il brano più convincente assieme al seguente “take your bike and ride faster”, che si attesta sulle stesse corde ruvide. chiude l’ep “i will die soon”, canzone che lascia trasparire l’anima più pura del genere. non dubito che ai rockers possa piacere, però a me ha preso poco poco.

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Kalashnikov - Living In A Psycho-caos Era (ng)a certi mondi si può appartenere; essere in qualche modo affini, cioè vederla allo stesso modo riguardo a diverse questioni; oppure non solo non farne parte, ma perfino essere contrari alla loro esistenza. parlare dei kalashinkov significa necessariamente trattare anche la realtà dei centri sociali e degli ambienti anarchici. la via della pura fruizione musicale è limitante quando i protagonisti sono il collettivo milanese, perciò ritengo che la migliore strada da seguire sia quella dell’informazione. niente recensione, niente giudizi, ma solo dare, per quanto possibile, un po’ di visibilità in più ad una ensemble per cui la musica è solo una parte di un progetto. io mi trovo a quella giusta distanza che fa avere opinioni diverse da quelle di questi ambienti, ma che, d’altra parte, porta a non precludere la possibilità di arricchire il proprio pensiero. il sasso è lanciato.

Kalashnikov - Living In A Psycho-caos Era (ng)

a certi mondi si può appartenere; essere in qualche modo affini, cioè vederla allo stesso modo riguardo a diverse questioni; oppure non solo non farne parte, ma perfino essere contrari alla loro esistenza. parlare dei kalashinkov significa necessariamente trattare anche la realtà dei centri sociali e degli ambienti anarchici. la via della pura fruizione musicale è limitante quando i protagonisti sono il collettivo milanese, perciò ritengo che la migliore strada da seguire sia quella dell’informazione. niente recensione, niente giudizi, ma solo dare, per quanto possibile, un po’ di visibilità in più ad una ensemble per cui la musica è solo una parte di un progetto. io mi trovo a quella giusta distanza che fa avere opinioni diverse da quelle di questi ambienti, ma che, d’altra parte, porta a non precludere la possibilità di arricchire il proprio pensiero. il sasso è lanciato.

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Dilaila - Ellepi (♪♪♪+)per capire i dilaila è necessario fingere un cronosisma, tornare agli anni del beat e shakerare il tutto con la tradizione del cantautorato, aggiungendo infine un tocco del repertorio di mina. a questo punto servire fresco nelle calde serate estive alla ricerca di un revival che non si farà attendere troppo. bastano infatti i primi venti secondi di “settembre” perchè l’incredibile voce della cantante cominci a stuzzicare i ricordi di un periodo che magari in pochi hanno vissuto direttamente, ma che è architrave della tradizione del paese. chi non conosce gli anni del boom? note di piano si intrufolano nel brano d’apertura e nel suo amore a due velocità, nel quale lui vive l’agosto, mentre lei è già proiettata verso la fine dell’estate. ancora più spietata “pensiero” (di cui riporto il testo più in basso), con il suo incedere da marcetta e la pomposità degli accenni di tromba. ritmi quasi lounge formano un’insolita accoppiata con l’ambiguo testo di “sapore di sangue”. sembra invece, per intonazione ed accompagnamento, una ballata della giannini “tutta l’aria che c’è”. un basso pulsante e dei synth delicati accompagnano quindi la dolce, quanto aperta a diverse interpretazioni, “ally”. l’ignavia sta alla base di “the sleeper”, canzone dall’andamento lento che è degna anticipatrice dell’elegiaco lamento di “il trono”. dopo un’introduzione rock “oh no!” si scioglie in un veloce valzer dal tono canzonatorio (“visto da qui non sembri più dio, la scimmia vicino a te non ero io”). e così, in breve, si giunge all’epilogo di “ellepì”, affidato a “il tamburo di latta”, nel quale una chitarra in levare si incastra, in un geniale ossimoro, nell’angosciosa atmosfera creata dal resto della strumentazione. le coppie d’apertura e di chiusura racchiudono l’essenza del lavoro, fra risvolti profondi e la spensieratezza di un tempo in cui, forse, tutto andava un po’ meglio.pensiero:prendi il tuo pensiero e disegnalo cosìprendi il tuo pensiero e rovescialo cosìfagli male e poi dimmi come staifagli male e poi dimmi come stai, e dove andràprendi un giorno in nero, un altro giorno chiuso quitu penserai davvero di cavartela cosìnon scappare tanto non ti salveraicon l’amore tanto non ti salverai, ora nè maigiurami che è vero oggi ancora, per dioprendi il mio pensiero e disturbalo cosìfammi male, forse ti divertiraifammi male, ogni giorno è venerdì dovunque vai

Dilaila - Ellepi (♪♪♪+)

per capire i dilaila è necessario fingere un cronosisma, tornare agli anni del beat e shakerare il tutto con la tradizione del cantautorato, aggiungendo infine un tocco del repertorio di mina. a questo punto servire fresco nelle calde serate estive alla ricerca di un revival che non si farà attendere troppo. bastano infatti i primi venti secondi di “settembre” perchè l’incredibile voce della cantante cominci a stuzzicare i ricordi di un periodo che magari in pochi hanno vissuto direttamente, ma che è architrave della tradizione del paese. chi non conosce gli anni del boom? note di piano si intrufolano nel brano d’apertura e nel suo amore a due velocità, nel quale lui vive l’agosto, mentre lei è già proiettata verso la fine dell’estate. ancora più spietata “pensiero” (di cui riporto il testo più in basso), con il suo incedere da marcetta e la pomposità degli accenni di tromba. ritmi quasi lounge formano un’insolita accoppiata con l’ambiguo testo di “sapore di sangue”. sembra invece, per intonazione ed accompagnamento, una ballata della giannini “tutta l’aria che c’è”. un basso pulsante e dei synth delicati accompagnano quindi la dolce, quanto aperta a diverse interpretazioni, “ally”. l’ignavia sta alla base di “the sleeper”, canzone dall’andamento lento che è degna anticipatrice dell’elegiaco lamento di “il trono”. dopo un’introduzione rock “oh no!” si scioglie in un veloce valzer dal tono canzonatorio (“visto da qui non sembri più dio, la scimmia vicino a te non ero io”). e così, in breve, si giunge all’epilogo di “ellepì”, affidato a “il tamburo di latta”, nel quale una chitarra in levare si incastra, in un geniale ossimoro, nell’angosciosa atmosfera creata dal resto della strumentazione. le coppie d’apertura e di chiusura racchiudono l’essenza del lavoro, fra risvolti profondi e la spensieratezza di un tempo in cui, forse, tutto andava un po’ meglio.

pensiero:
prendi il tuo pensiero e disegnalo così
prendi il tuo pensiero e rovescialo così
fagli male e poi dimmi come stai
fagli male e poi dimmi come stai, e dove andrà
prendi un giorno in nero, un altro giorno chiuso qui
tu penserai davvero di cavartela così
non scappare tanto non ti salverai
con l’amore tanto non ti salverai, ora nè mai
giurami che è vero oggi ancora, per dio
prendi il mio pensiero e disturbalo così
fammi male, forse ti divertirai
fammi male, ogni giorno è venerdì dovunque vai

Tagged: 2010italiabeat pop

Heike Has The Giggle - Sh! (♪♪♪♪)gli heike has the giggle sono un terzetto ravennate in cui il basso non è ad appannaggio della componente femminile, questione da non sottovalutare. a prima vista, non ancora abbracciati gli strumenti, ricordano gli yeah yeah yeahs o, per rimanere in casa, i tiger! shit! tiger! tiger! ma alla prima rullata il castello dei paragoni crolla sotto i colpi di un sound fresco ed energico, variamente influenzato dall’indie rock più frizzante e del post punk più danzereccio. via, ognuno ci può trovare il gruppo affine che più lo aggrada, io butto nella mischia i mantovani super elastic bubble plastic. come accennato spicca la presenza di una ragazza all’accoppiata chitarra-voce: ottima intonazione per un registro relativamente basso e altrettanto pregevole capacità tecnica di saturazione con la sei corde. al rockando 2010, come gruppo spalla dei tre allegri ragazzi morti, sciorinano, chicca dopo chicca, l’intero album d’esordio “sh!” (prima produzione della kitano), con l’aggiunta della cover “crazy in love” di beyonce, riadattata in chiave rock. nonostante l’ingiusto gelo che sempre colpisce gli open acts i romagnoli tengono bene il palco, complice l’ormai sempre più folta antologia di esibizioni che si stanno mettendo alle spalle. “cacciatissimo” il bassista, frenetico il batterista, più compassata la cantante, per gli ovvi motivi legati al microfono e alla chitarra. la vena pop che si fa strada in “too many dj’s” e “stop joking about britney spears” rende questi brani i più godibili, ma la mezz’ora di “sh!” scorre liscia ed adrenalinica lungo tutti gli undici pezzi. promossi a pieni voti e da rivedere al più presto.


grazie a giacomo per le foto

Heike Has The Giggle - Sh! (♪♪♪♪)

gli heike has the giggle sono un terzetto ravennate in cui il basso non è ad appannaggio della componente femminile, questione da non sottovalutare. a prima vista, non ancora abbracciati gli strumenti, ricordano gli yeah yeah yeahs o, per rimanere in casa, i tiger! shit! tiger! tiger! ma alla prima rullata il castello dei paragoni crolla sotto i colpi di un sound fresco ed energico, variamente influenzato dall’indie rock più frizzante e del post punk più danzereccio. via, ognuno ci può trovare il gruppo affine che più lo aggrada, io butto nella mischia i mantovani super elastic bubble plastic. come accennato spicca la presenza di una ragazza all’accoppiata chitarra-voce: ottima intonazione per un registro relativamente basso e altrettanto pregevole capacità tecnica di saturazione con la sei corde. al rockando 2010, come gruppo spalla dei tre allegri ragazzi morti, sciorinano, chicca dopo chicca, l’intero album d’esordio “sh!” (prima produzione della kitano), con l’aggiunta della cover “crazy in love” di beyonce, riadattata in chiave rock. nonostante l’ingiusto gelo che sempre colpisce gli open acts i romagnoli tengono bene il palco, complice l’ormai sempre più folta antologia di esibizioni che si stanno mettendo alle spalle. “cacciatissimo” il bassista, frenetico il batterista, più compassata la cantante, per gli ovvi motivi legati al microfono e alla chitarra. la vena pop che si fa strada in “too many dj’s” e “stop joking about britney spears” rende questi brani i più godibili, ma la mezz’ora di “sh!” scorre liscia ed adrenalinica lungo tutti gli undici pezzi. promossi a pieni voti e da rivedere al più presto.

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Lady Tornado - Da Qualche Parte Tra La Vita E La Morte (♪♪♪)diavolo in corpo per i lady tornado, tornati da poco con un nuovo lp, “da qualche parte tra la vita e la morte”. “il volto di ferro” nasce come tante onde, che si scontrano, si annichiliscono e poi trovano la giusta coordinazione per formare uno tsunami sonoro. più sofferto invece l’inizio di “obbligo d’abunia”, brano con una seconda parte a là chaotic qualcosa-core. altro cambio di approccio per “risultato zero nella visione finale”: melodia più evidente e quindi intero pezzo meno ostico, anche se rimangono come leitmotiv i cambi di ritmo. nella cover “tradizione” si rimane sugli stessi lidi musicali del brano precedente, una definizione calzante potrebbe essere quella di grind’n’roll. per concludere bombe rumorose cadono su “scelgo la fine”, sporco e martellante. la presenza di soli cinque brani viene giustificata dalla magnifica serigrafia di ericailcane che occupa un intero lato. ci si diverte, però per poco tempo. mi faccio venire il torcicollo, ma aggiungo anche in questo caso i testi.il volto di ferro: il volto di ferro di qualcuno che non mi dirà mai nulla. resta una veloce corsa bendato mi macchierei volentieri, anche e solo per vendetta. il volto di ferro che odio. è qualcuno che devo accettare come amare il proprio carnefice intanto una giuria di numeri mi condanna.obbligo d’abunia: suono di pesanti passi ora tocca a te! lo sguardo fisso su quel soffitto ormai sempre più vicino. la notte cambia solo il colore alle giornate. i rumori fanno visita a ritmi irregolari i rumori amici che distolgono il pensiero portandolo per un attimo alla curiosità della loro natura.risultato zero nella visione generale: logica. logiche. morali vecchie, infondate morali dettate. sogni di cristallo sopra paini che traballano. ingnoranti sensazioni: bruciano, scoppiano. muovono il motore della macchina dell’???. stringono in spietate morse le limpide ragioni. pochi istanti…poche parole…più nulla.scelgo la fine: restano solo le briciole sul fondo meglio la fine meglio la fine meglio la fine lontano dai vostri occhi traditori! nascosto tra me e le mie mura scelgo: sepolto o tra voi comunque morto.

Lady Tornado - Da Qualche Parte Tra La Vita E La Morte (♪♪♪)

diavolo in corpo per i lady tornado, tornati da poco con un nuovo lp, “da qualche parte tra la vita e la morte”. “il volto di ferro” nasce come tante onde, che si scontrano, si annichiliscono e poi trovano la giusta coordinazione per formare uno tsunami sonoro. più sofferto invece l’inizio di “obbligo d’abunia”, brano con una seconda parte a là chaotic qualcosa-core. altro cambio di approccio per “risultato zero nella visione finale”: melodia più evidente e quindi intero pezzo meno ostico, anche se rimangono come leitmotiv i cambi di ritmo. nella cover “tradizione” si rimane sugli stessi lidi musicali del brano precedente, una definizione calzante potrebbe essere quella di grind’n’roll. per concludere bombe rumorose cadono su “scelgo la fine”, sporco e martellante. la presenza di soli cinque brani viene giustificata dalla magnifica serigrafia di ericailcane che occupa un intero lato. ci si diverte, però per poco tempo. mi faccio venire il torcicollo, ma aggiungo anche in questo caso i testi.

il volto di ferro: il volto di ferro di qualcuno che non mi dirà mai nulla. resta una veloce corsa bendato mi macchierei volentieri, anche e solo per vendetta. il volto di ferro che odio. è qualcuno che devo accettare come amare il proprio carnefice intanto una giuria di numeri mi condanna.

obbligo d’abunia: suono di pesanti passi ora tocca a te! lo sguardo fisso su quel soffitto ormai sempre più vicino. la notte cambia solo il colore alle giornate. i rumori fanno visita a ritmi irregolari i rumori amici che distolgono il pensiero portandolo per un attimo alla curiosità della loro natura.

risultato zero nella visione generale: logica. logiche. morali vecchie, infondate morali dettate. sogni di cristallo sopra paini che traballano. ingnoranti sensazioni: bruciano, scoppiano. muovono il motore della macchina dell’???. stringono in spietate morse le limpide ragioni. pochi istanti…poche parole…più nulla.

scelgo la fine: restano solo le briciole sul fondo meglio la fine meglio la fine meglio la fine lontano dai vostri occhi traditori! nascosto tra me e le mie mura scelgo: sepolto o tra voi comunque morto.

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CHAMBERS - S/T (♪♪♪♪)dopo aver acquistato il vinile ancor prima che si asciugasse la stampa mi ritrovo a non aver ancora parlato dell’esordio dei chambers (chambers che andrebbe scritto tutto maiuscolo), e la colpa è tutta del mio giradischi. ma, come si sa, i panni sporchi si lavano in casa, quindi passiamo all’album. come nelle migliori favole bisogna partire dal “c’era una volta” o, meglio, dal c’erano una volta i violent breakfast (o i loro tre quinti), gruppo che si poteva tranquillamente etichettare come “screamo” (almeno per quel che riguarda il bellissimo “nient’altro che tempo”). ma già dallo split con i pyramids la classificazione del genere diventa più difficile, un brano come “onda lunga” potrebbe infatti già essere un’anticipazione del futuro. terminata la dovuta premessa entriamo nel vivo del s/t. ritmi dilatati da una voce glaciale, rallentamenti ed accellerazioni, climax alternati ad improvvisi muri sonori, gli ingredienti per trasformare l’esordio in un avvenimento da ricordare ci sono tutti. “h&n” il brano che preferisco. aggiungo i testi, che non fa mai male e descrivono molto meglio il contenuto dell’lp ripetto a quanto potrei fare io. easter in tromso: jesus came on an ice egg jesus saved me he was like a bird it’s a fantasy at minus twenty. a disaster, but it’s better than the last time. are you the one who talks to me about me and my complaining? we haven’t reached the calm, we’ll never feel old enough to pay this debt. like a cell, a temple.h&n: she couldn’t stand the loss of control. this science, the one you’ve created, became your enemy. the one you fight against. she couldn’t understand the loss she couldn’t understand this love.black to the future: we marched over a diet of wishes we don’t know if it’s a choice, but it’s a chance, it’s not the first one, not the new one. our past rhythms are still living under our steps, covered by ashes, and these fingerprints are deeper and deeper…not a new one. they’re crushing where there was another chance.second wall war: understanding is watching behind us when you wanna change everything. a wall is falling and it’s doesn’t mean freedom, why are we doing this? but i know we don’t want to stop. sleeping people walk faster. today we woke up with the same desire ‘cause nothing has changed.a planet is on fire: lost things, or compromises, ripping the pages of a new diary. this life is a game, extra rounds on the way. building power plants on the hills, show all of your skills, and who cares about the trees? the game is over, and heaven too.

CHAMBERS - S/T (♪♪♪♪)

dopo aver acquistato il vinile ancor prima che si asciugasse la stampa mi ritrovo a non aver ancora parlato dell’esordio dei chambers (chambers che andrebbe scritto tutto maiuscolo), e la colpa è tutta del mio giradischi. ma, come si sa, i panni sporchi si lavano in casa, quindi passiamo all’album. come nelle migliori favole bisogna partire dal “c’era una volta” o, meglio, dal c’erano una volta i violent breakfast (o i loro tre quinti), gruppo che si poteva tranquillamente etichettare come “screamo” (almeno per quel che riguarda il bellissimo “nient’altro che tempo”). ma già dallo split con i pyramids la classificazione del genere diventa più difficile, un brano come “onda lunga” potrebbe infatti già essere un’anticipazione del futuro. terminata la dovuta premessa entriamo nel vivo del s/t. ritmi dilatati da una voce glaciale, rallentamenti ed accellerazioni, climax alternati ad improvvisi muri sonori, gli ingredienti per trasformare l’esordio in un avvenimento da ricordare ci sono tutti. “h&n” il brano che preferisco. aggiungo i testi, che non fa mai male e descrivono molto meglio il contenuto dell’lp ripetto a quanto potrei fare io.

easter in tromso: jesus came on an ice egg jesus saved me he was like a bird it’s a fantasy at minus twenty. a disaster, but it’s better than the last time. are you the one who talks to me about me and my complaining? we haven’t reached the calm, we’ll never feel old enough to pay this debt. like a cell, a temple.

h&n: she couldn’t stand the loss of control. this science, the one you’ve created, became your enemy. the one you fight against. she couldn’t understand the loss she couldn’t understand this love.

black to the future: we marched over a diet of wishes we don’t know if it’s a choice, but it’s a chance, it’s not the first one, not the new one. our past rhythms are still living under our steps, covered by ashes, and these fingerprints are deeper and deeper…not a new one. they’re crushing where there was another chance.

second wall war: understanding is watching behind us when you wanna change everything. a wall is falling and it’s doesn’t mean freedom, why are we doing this? but i know we don’t want to stop. sleeping people walk faster. today we woke up with the same desire ‘cause nothing has changed.

a planet is on fire: lost things, or compromises, ripping the pages of a new diary. this life is a game, extra rounds on the way. building power plants on the hills, show all of your skills, and who cares about the trees? the game is over, and heaven too.

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Errnois - The Winter Season (♪♪♪+)rimaniamo in casa 51beats per parlare di un altro musicista esordiente, errnois. padovano ed appassionato di un’elettronica discreta, vogliosa di mostrare e suscitare sensazioni, ben intuibili in “the winter season”. “wool” si apre all’insegna di un glitch che conferisce brio alla composizione, con una chitarra che fa timidamente capolino tra l’elettronica fino ad intrecciarsi solidamente con questa nel crescendo finale. e, quando tutto sembra destinato ad esplodere, la musica sparisce all’improvviso, come una dolorosa, ma necessaria presa di coscienza. il vuoto creatosi permea anche il primo minuto di “waiting for spring”, nella quale si fa evidente la difficoltà di ripartire. superata l’impasse errnois conserva però un mood introspettivo, più raccolto ed intimo rispetto alla traccia iniziale. “panic-disaster cycle” sottolinea fin dal titolo l’atmosfera d’attesa che si viene a creare, una condizione di non ben identificata inquietudine, talvolta mitigata dalla dolcezza dei tocchi delle tastiere e talvolta drammatizzata dal flusso dei droni. oscillazioni emotive pure in “gorlitzer”, che fluttua tra l’animo sereno dell’attacco, l’impassibilità del cantato e lo sconforto del finale, ai confini del noise. “dressing for dinner” è l’ipotetico giro di boa di “the winter season” e punto in cui la tensione si fa più carica, tra beats e vocalizzi. a partire da “newtones in atmosphere” inizia una decompressione, un’apertura verso spazi più ampi, nei quali, tuttavia, l’alba sembra essere ancora lontana. “our different lines” potrebbe tranquillamente provenire da un album degli “stars of the lid”, non fosse per l’incastonatura di ticchettii, pulsioni, battiti. la superficie su cui si marcia nella seconda parte del lavoro diventa sempre più aerea, tanto che l’atmosfera terrena viene abbandonata nelle divagazioni cosmiche di “yuri in space”, dove il cosmonauta è intento a riparare la sua navicella e a captare i segnali dell’universo sconosciuto. infine il piano di “an end” introduce il sorgere del pallido sole degli ultimi giorni invernali di “sunday on your rowing boat”. il calore arriverà.

Errnois - The Winter Season (♪♪♪+)

rimaniamo in casa 51beats per parlare di un altro musicista esordiente, errnois. padovano ed appassionato di un’elettronica discreta, vogliosa di mostrare e suscitare sensazioni, ben intuibili in “the winter season”. “wool” si apre all’insegna di un glitch che conferisce brio alla composizione, con una chitarra che fa timidamente capolino tra l’elettronica fino ad intrecciarsi solidamente con questa nel crescendo finale. e, quando tutto sembra destinato ad esplodere, la musica sparisce all’improvviso, come una dolorosa, ma necessaria presa di coscienza. il vuoto creatosi permea anche il primo minuto di “waiting for spring”, nella quale si fa evidente la difficoltà di ripartire. superata l’impasse errnois conserva però un mood introspettivo, più raccolto ed intimo rispetto alla traccia iniziale. “panic-disaster cycle” sottolinea fin dal titolo l’atmosfera d’attesa che si viene a creare, una condizione di non ben identificata inquietudine, talvolta mitigata dalla dolcezza dei tocchi delle tastiere e talvolta drammatizzata dal flusso dei droni. oscillazioni emotive pure in “gorlitzer”, che fluttua tra l’animo sereno dell’attacco, l’impassibilità del cantato e lo sconforto del finale, ai confini del noise. “dressing for dinner” è l’ipotetico giro di boa di “the winter season” e punto in cui la tensione si fa più carica, tra beats e vocalizzi. a partire da “newtones in atmosphere” inizia una decompressione, un’apertura verso spazi più ampi, nei quali, tuttavia, l’alba sembra essere ancora lontana. “our different lines” potrebbe tranquillamente provenire da un album degli “stars of the lid”, non fosse per l’incastonatura di ticchettii, pulsioni, battiti. la superficie su cui si marcia nella seconda parte del lavoro diventa sempre più aerea, tanto che l’atmosfera terrena viene abbandonata nelle divagazioni cosmiche di “yuri in space”, dove il cosmonauta è intento a riparare la sua navicella e a captare i segnali dell’universo sconosciuto. infine il piano di “an end” introduce il sorgere del pallido sole degli ultimi giorni invernali di “sunday on your rowing boat”. il calore arriverà.

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J8b!t - I Am The Black, I Am The White (♪♪♪+)dopo aver commentato l’ultima fatica dei cobol pongide si torna a parlare di micromusic e 8bit, quell’universo parallelo alla musica “ordinaria” dove la ricerca della strumentazione è parte integrante del risultato finale. j8b!t è una giovane artista romana che al tradizionale utilizzo del mitico game boy ha preferito quello del più innovativo nintendo ds. i am the black, i am the white è il suo primo lavoro distribuito dalla 51beats. ma entriamo nel vivo dell’ep. per “my marionettes” inizio carico di mistero, un paio di minuti nel livello che prelude all’incontro con il boss finale e poi un irresistibile crescendo su basi ballabili. toni danzerecci, ma più acidi e spigolosi, per “bozo”, brano in cui a farla da padrona è la componente percussiva. richiami a quanto appena sentito anche in “the braggart, scheggia musicale di poco inferiore ai due minuti che si fa ricordare per la rottura della dimensione contemplativa attraverso la presenza di apparenti disturbi dell’audio (tipici del glitch, per l’appunto). prima del gran finale si torna a muovere il corpo con “hocus-pocus”. finale, come detto, in tensione verso il sublime, aperto a divagazioni spazio-temporali: “le carillon sur la lune” si discosta dal resto dei brani, per lunghezza e per inclinazione, dando all’intero lavoro quel tocco di malinconia utile per allargare gli orizzonti della sperimentazione presente e futura. la semplicità e la creatività vincono ancora.

J8b!t - I Am The Black, I Am The White (♪♪♪+)

dopo aver commentato l’ultima fatica dei cobol pongide si torna a parlare di micromusic e 8bit, quell’universo parallelo alla musica “ordinaria” dove la ricerca della strumentazione è parte integrante del risultato finale. j8b!t è una giovane artista romana che al tradizionale utilizzo del mitico game boy ha preferito quello del più innovativo nintendo ds. i am the black, i am the white è il suo primo lavoro distribuito dalla 51beats. ma entriamo nel vivo dell’ep. per “my marionettes” inizio carico di mistero, un paio di minuti nel livello che prelude all’incontro con il boss finale e poi un irresistibile crescendo su basi ballabili. toni danzerecci, ma più acidi e spigolosi, per “bozo”, brano in cui a farla da padrona è la componente percussiva. richiami a quanto appena sentito anche in “the braggart, scheggia musicale di poco inferiore ai due minuti che si fa ricordare per la rottura della dimensione contemplativa attraverso la presenza di apparenti disturbi dell’audio (tipici del glitch, per l’appunto). prima del gran finale si torna a muovere il corpo con “hocus-pocus”. finale, come detto, in tensione verso il sublime, aperto a divagazioni spazio-temporali: “le carillon sur la lune” si discosta dal resto dei brani, per lunghezza e per inclinazione, dando all’intero lavoro quel tocco di malinconia utile per allargare gli orizzonti della sperimentazione presente e futura. la semplicità e la creatività vincono ancora.

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