Riesumassificone 2011
poche ciance.
10. diverde
c’è da sapere che per un periodo noi si era grandissimi fans del colore verde. fatti nostri le motivazioni. sta di fatto che proprio in quel tempo questi ragazzi hanno fatto il loro esordio. sicché non ho difficoltà a farli entrare in classifica, nonostante quel flauto traverso che tende a far danni in ogni pezzo da loro cantato (lei) e suonato (chitarra).
mdcv, ma dove cazzo vai?
09. trucebaldazzi
se volete il bel canto, la gavetta e l’arte, get the fuck out. qui parliamo della strada come vera maestra di vita. ognuno è figlio del suo tempo. evviva i negativi. abbasso la scuola media di rastignano. gentiliana e borghese (cit. non dovuta).
odio la scuola, free trucebaldazzi.
08. lo stato sociale
quest’anno pensavo di inserirli per il primo lp, che però vedrà la luce solamente nel duemiladodici. nel frattempo è uscito un nuovo ep, e questo a noi ci basta. che la lingua è in divenire.
anche la stasi aveva un cuore, perché questa è la nostra barca.
07. brunori sas
il punto è questo: io mica l’ho ascoltato tutto l’ultimo di brunori. ma pure del primo conosco le solite due-tre canzoni. eppure poi ai suoi concerti le canto più o meno tutte. è la magia del natale. e capitela, la battuta sui pesi welter, che siam sempre in quattro gatti a ridere.
il giovane mario, lairararararà.
06. donascimiento
bona, cominciamo col valzer emozionale. questa è la genova che urla. e dietro c’è amedeo, che ci regala sempre un sacco di progetti belli. una scarica di adrenalina (come dicono i recensori senza idee). e io ce l’ho in cassetta, che adesso fa un sacco figo. e il vinile è mainstream.
bicicletta, poroporopopopooo.
05. distanti
anche loro se ne escono con un ep. che praticamente dura quanto l’lp dell’anno scorso. che durava come l’ep dell’esordio. sempre facendo i conti a spanne grandi così, eh. toni più cupi, perché i tempi son bui(i?).
a fine giornata, con gli occhiali da mettere ad un festival.
04. maria antonietta
ne avevo capito le potenzialità del lavoro d’esordio, quello cantato in inglese. ora che canta pure in italiano posso metterla nel classificone di fine anno dell’anno del signore duemilaundici. perché, non so se si è capito, qua ci finiscono solo coloro che parlano la lingua del dante (no, non ho scritto dente).
con gli occhiali da sole, facevamo colazione (oh, gli occhiali vanno in sacco quest’annno, mica è colpa mia).
03. riviera
non hanno ancora fatto nulla, però per settimane mi hanno stretto per le palle con un loro pezzo ‘cezionale con la trombetta. poi sono usciti altri tre pezzi, meno bellini del primo, ma che comunque fanno pronosticare delle cose buone.
primo pezzo (?), *note della trombetta*
02. n.a.n.o.
ci sta tutto al secondo posto visto che il suo è probabilmente il secondo album che ho ascoltato di più durante l’anno. uno ha ancora in testa preparativi per la fine (quando ancora si faceva chiamare C|O|D) e più di un lustro dopo gli arriva i racconti dell’amore malvagio. madonnina cara.
cuoricino, noi strideremo e ascolteremo musica romantica, poi balleremo sulla spiaggia ferocissimi, difenderemo il nostro cuoricino, noi strideremo e ascolteremo musica romantica, poi balleremo sulla spiaggia ferocissimi, difenderemo il nostro cuoricino, noi strideremo e ascolteremo musica romantica, poi balleremo sulla spiaggia ferocissimi, difenderemo il nostro cuoricino, e così via.
01. i cani
ok, avete rotto il cazzo. vedi alla voce: 09. trucebaldazzi. w li cani, w usare infinite jest come arma impropria.
velleità, i nati nel cinquantanove tengon corsi di teatro, quando va bene seviziano le allieve (ipse dixit).
le classificone inutili di fine anno
ci si può sottrarre all’annuale classificone di musica e cinema? direi proprio di no, quando si è riusciti ad accumulare un discreto numero di produzioni interessanti. e anche per il 2010 le soddisfazioni non mancano. partiamo con le band italiane.
10. manzoni
con questo nome (ex maladives) i chioggiotti arrivano al primo lavoro con alle spalle un’età non più adolescenziale, diciamo così. ma la freschezza della musica che riescono a portare è inversamente proporzionale alla cifra dei loro anni. una voce e quattro chitarre, senza basso e con una turnazione alla batteria, per un cantautoriato di stampo post moderno.
“scappi”, malinconici ricordi di un amore consumato e logorato.
9. heike has the giggles
giovanissimo trio ravennate avvezzo al funky punk e visto live, con una presa convincente nei miei confronti. componente catchy del miglior tipo, molto danzerecci. “stop joking about britney spears” è stato il mio personale tormentone di fine estate.
8. chambers
ex violent breakfast e quindi con una spada di damocle sulla testa. per il genere mi butto sul post hardcore, che sennò non ne esco. comunque attese non tradite e tanta gioia nonostante l’azione terroristica della puntina del mio giradischi.
“second wall war”, perché ha anticipato di diversi mesi l’uscita dell’lp, divenendo quindi una valvola di sfogo per l’hype (linguaggio nerd).
7. uochi toki
da qualche anno la strada più sicura nel panorama hip hop: uochi toki marchio di qualità. già con libro audio ho gridato al miracolo, qui parlo di consolidazione del genio antropologico e sociale.
“mi basta udire voci lontane per sentirmi a casa ovunque” vorrei averla scritta io, per dire.
6. vermillion sands
altro gruppo ammirato dal vivo, dopo essere stato ammaliato dall’ep di inizio anno “miss my gun”. indie rock con influenze country, pesantemente western.
“where was he from”, traccia che ha aperto la strada al mio amore per loro.
5. verleine
qui vado a chiudere un discorso iniziato mesi fa. avevo nominato “rivoluzioni a pochissimi passi dal centro” album italiano dell’anno con diritto di recesso, dove il candidato a scalzarli sarebbe potuto essere il nuovo dei clara. disattendo ogni cosa, ma per gradi diversi. il delicato indie folk dei torinesi rimane comunque in classifica nonostante una decantazione non brillante, mentre l’iperproduzione dei bellunesi, ahimè, finisce nel dimenticatoio.
“dipendente pubblico” è bella ogni volta come la prima.
4. verme
due ep per il punk scanzonato, energico e, cazzo, bello, bastano per questa superband più o meno lombarda. musica e testi da cui trarre il massimo del piacere. e cori “alla vasco rossi”. e parole come queste “potremmo parlare per sette ore di un ossimoro, ma io lo sento quello che non dici ed è bello come te”.
“ossimoro”, ma dai?
3. los massadores
fenomeno tutto territoriale del veneto centrale, ma la classifica è mia e ci metto chi voglio io. rock folkloristico che sa individuare vizi e virtù degli abitanti della mia regione.
“armadio a muro”, perché live diventa occasione di dieci minuti di risate.
2. distanti
più o meno quello che ho detto per i verme, ma ad un livello ancora superiore per questi romagnoli. “rigore dimesso di sesso tremore di notte si ubriaca e poi ritorna a casa ripete la notte dopo vent’anni ad un quarto di secolo soffre schiamazza prova a piangere coi duri limoni con il suo amore frignare con il suo amore complicare non puntare sul mondo coi tuoi diari romantici coi tuoi diari non parlarmene più davvero non parlarmene più davvero forse forse non me ne sbatto ancora abbastanza”. toh, joyce.
“limonare duro”, aggiorniamo ferradini.
1. lo stato sociale
la mia band italiana dell’anno. “welfare pop”, elettropunk a bassa qualità da bologna (emilia batte romagna al fotofinish), che cresce ad ogni ascolto e ti gasa.
tutte e sei le canzoni sul gradino più alto: “l’apatico”, “febbre”, “pop”, “on the rocks”, “magari non è gay ma è aperto”, “la 626”. in attesa del primo lp, previsto per la primavera del 2011.
un caro saluto ad albano carrisi, che poche settimane fa è venuto a suonare qui vicino, ma che mi sono imperdonabilmente perso. no, era una coglionatura. alla prossima classifica.
Uochi Toki - Cuore, Amore, Errore, Disintegrazione (♪♪♪♪+)
non recensisco, perché ormai si beccano più commenti e recensioni i gruppi “indie” che quelli mainstream. quindi ci sono tanti altri siti da visitare per trovare trattazioni sul nuovo degli uochi toki. ma poi cosa si può scrivere su un loro lavoro in qualche centinaio di battute? ne esce un bignami. però se qualcuno mi chiedesse cosa ne penso di cuore, amore ecc. risponderei che sono riusciti nell’impossibile impresa di eguagliare o persino migliorare il lavoro svolto con libro audio. se mi venissero chiesti i motivi risponderei invece con un laconico: “ascoltalo e capirai”. tornando alla fausta tradizione del pezzo migliore, al momento, opterei per “mi basta udire voci lontane per sentirmi a casa ovunque”. resta il fatto che i pezzi-fiume come “gettandomi in ambigue immedesimazioni non richieste ma richieste,” fanno il bene della musica. il bene della musica. il bene della musica.
Crimen - Lies EP (♪♪♪)
“p.p. not enough” fa capitolo a sè. anzi, sembra la prefazione ad un libro di un altro autore. una parentesi di scosceso hardcore fra dolci valli. con “cold winter song” e le tracce successive si entra veramente nel clima “post”. il paragone che mi sento di fare non è con i gruppi che hanno reso famoso il movimento e che continuano ad espanderlo “rubando” ascoltatori ad altri generi, ma con la folta schiera delle band che formano il sottobosco. ed è qui che spesso si raccolgono i frutti più dolci. una sensibilità diversa, meno incline a farsi apprezzare instantaneamente, più ricercata e libera di esprimersi attraverso nuovi espedienti (in questo caso è importante l’apporto dello scream, usato con ponderazione, senza sconfinare nei territori di envy e co.). per esemplificare, mi sono tornati alla mente i when they know you they will run, gruppo inglese di cui non avrete mai sentito parlare, ma che mi aveva folgorato qualche anno fa.
grazie a simone dei crimen per la segnalazione.
Iròi - Where You Were Now (♪♪♪♪)
mark augé parla di “non-luoghi” per indicare spazi pubblici nei quali ognuno è solo pur essendo circondato da decine e decine di persone: tutti estranei a tutti. “after all, the sea” incarna l’essenza di questo concetto mescolando il rumore di fondo del vociare indistinto di una massa di individui ad un tenue velo isolazionista fatto di droni e tocchi di piano. base autechriana destinata a sciogliersi e fluire liberamente con lo scorrere dei secondi per “feathers”, brano che rivela, nella seconda parte, una similitudine, più eterea, con i giardini di dividing opinions. “where you were now” apre con l’indistinto glitch che chiudeva la bellissima hoppipolla (un paio di secondi di assoluta corrispondenza fanno strabuzzare gli occhi) e si inoltra poi negli spazi più freddi della coscienza, un lungo turbamento, un’interiorizzazione della situazione collettiva di cui si parlava in precedenza. echi trip hop tengono a bada gli spiragli di luce dati dalla calda voce di matilde davoli (girl with the gun) in “usual love line”, in una sorta di crepuscolo che si fa direttamente notte, senza passare dalla sera, in “lost hope lands”: qui la metropoli è deserta e i rumori dell’industria periferica arrivano indistinti e smussati. il punto più profondo della catabasi di iròi arriva con “in your backyard i left my armours”, una lunga caduta nel mare più buio, nella quale, una volta toccato il fondo, si cominciano a muovere le gambe e le braccia in una difficile risalita. il tentativo di emersione è “innocent, unpure”, tra i pezzi più aperti dell’album (e con una successione di note che ricorda “generale” di de gregori!). si torna alle prime luci del mattino, ma quel che si sente di più non è il calore del nuovo giorno, bensì il freddo della notte appena passata. iròi confeziona dunque un lavoro, reso iconograficamente bene nella cover, che guarda all’estetica dell’attesa, alla presenza vivida, plastica del tempo.
Young Wrists - You Were Young And Beautiful ep (♪♪)
prima di ogni altra considerazione ditemi una cosa, c’è una drum machine in loop al posto della batteria, vero? prima considerazione, dopo una decina di minuti d’ascolto aggrotto le sopracciglia, guardo fuori dalla finestra per verificare che non si sia arrestato il regolare scorrere del tempo, e mi chiedo: ma quanto cazzo dura ‘sta canzone? morale della favola, ero già alla quarta traccia. ebbene sì, l’era degli epigoni è tornata. “pedissequo” direbbe qualcuno. cinque pezzi “twee” senza fantasia e pure registrati in bassa qualità, come a volersi togliere proprio ogni sfizio. ora indossiamo anche gli occhiali tondi di williams e poi non ci manca più niente. dai, basta. seconda considerazione, questa fastidiosa nostalgia nerd diventa ancor più intollerabile se si pensa all’interessante progetto cantautoriale “marie antoinette” (di cui ho già parlato) portato avanti dalla cantante/chitarrista. “mi piange il cuore”.
Los Massadores - E’ Ora Di Opporci (♪♪♪♪♪)
i los massadores si fanno conoscere al grande pubblico veneto in occasione della tremenda tromba d’aria che ha colpito vallà nel giugno 2009. i sette “norcini”, allo scopo di raccogliere fondi per aiutare il loro paese, hanno coverizzato il brano “domani” di jovanotti e pagani, riadattandolo, in chiave dialettale, per narrare la brutta giornata vissuta da “joani”. un’invidiabile capacità di scrittura, velata di malinconia e critica verso le istituzioni (incapaci di dare un valido aiuto alla popolazione), li lancia nel mondo delle esibizioni dal vivo, dove i “los” sanno intrattenere il pubblico con cover di canzoni famose trasformate in inni nordestini (“broada”, “bomboea”, “bessica e nuvole”, “a caena”, ecc). ad inizio 2010, dopo aver concluso l’anno con “bon nadae”, brano che racconta le festività dal punto di vista dei più deboli, esce il primo album di inediti. “è ora di opporci” conferma lo sguardo sociologico dei trevigiani, che inquadrano il popolo veneto tra un passato di tradizioni contadine ed un presente, che nella realtà si realizza a seguito del boom della piccola imprenditoria, vizioso e provincialmente cosmopolita. con una simpatia dilagante (ma ben diversa da quella che poteva scaturire da un gruppo tendenzialmente simile come i catarrhal noise) ed intelligente, i sette musici cantano le peculiarità del territorio senza però lasciarsi inghiottire dal brutto vortice del campanilismo. ne è un esempio il singolo “mondiai”, realizzato per supportare (ahinoi senza i risultati sperati) la nazionale di calcio ai recenti campionati sudafricani. ma vi lascio con i testi, perchè sto per andare a girare la spagna!
tango del furgon:
tango, ci tengo a dirlo che non fingo, è un tango d’amor
svelto mi butto giù dal letto e mi accingo a partir
spingo la chiave nel tuo quadro con la camicia a quadro mi sento rifiorir
rugge il rombo del motore, forza tutti a lavorare, per il veneto a girar
la libertà è dentro al tuo cassone
bianco-sporco e tendente al marrone
è un passo lungo che mi lascia senza fiato
tutto il mio regno per te, ducato
tango e oso usarlo: tango d’amor
tango, non c’è tanga che tenga se di mezzo c’è il furgon
fango lì sopra il parafango, dio mi viene un coccolon
sprizzo di gioia dai miei pori, uno sprizzetto al bar, tu in folle là di fuori
siedo al posto di guida e ingrano la tua prima col trasporto a trasportar
la libertà non sa di capannone ma di freni, gasolio, e copertone
è un passo lungo che mi lascia senza fiato
tutto il mio regno per te, ducato
tango, ci tengo a dirlo, per il furgon
m’intrighi:
caro, amore, stasera, vorrei fare qualcosa con te, da tanto tempo non andiamo a mangiare sardelle in saor
sto tanto bene anche senza, non vado matto per quella pietanza, preferisco stare a casa chieto, del buon vino e una parte di museto
certo, come vuoi tu, dillo pure: non te piaso più
no, angelina è solo che sono su dalle sei di stamattina, dai vien qua
usi questa scusa troppo spesso, che io parli o no per te fa istesso
non so catar le parole per dirti quel che adesso penso
non te piaso più, una volta ero tutto per te, non te intrigo più
sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi e come se te intrighi
le scarpe che usi da festa, non lo vedi son tutte fruate, comprati un paio di paciotti e farai un grand figuron
brava, le braghe che hai comprato a milano facendo dello shopping vanno scursate al più presto sennò son sempre lì che le pesto
allora le porterò a mary, lei è sartora lo farà volentieri
fai fatica a farlo tu? son due gasi niente di più
no, io non faccio quei lavori, io sono una cavata fuori
non so catar le parole per dirti quel che adesso penso
io sono trendy, mi distinguo dalle masse, viaggio col suv, son donna di classe
certo mia cara, ma a parte modestie, ricorda che tuo padre aveva le bestie
sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi, sì, tu mi intrighi e come se te intrighi
è ora di opporci:
un trapano avvitatore è quello che ci vuole
meti che go da invidare na vida, a xe na sfida
un banco da lavoro, la morsa ed il traforo
se te voi fare ghe xe sempre qualcoxa da fare
un pennello grande per il tuo basculante
stucco e pittura, te fe bea figura, bea figura
un compressore grosso ed una saldatrice
pochi sa saldare, pochi sa saldare
ci sono certi acquisti di utilità tangenziale
misteriosamente utili, non mi riesco a controllare
è ora di opporci, è ora di opporci a tutti questi stimoli pubblicitari
è ora di opporci, è ora di opporci, dobbiamo resettare con gli acquisti d’impulso
è ora di opporci, è ora di opporci a queste entità sovrannaturali
è ora di opporci, è ora di opporci, non restiamo più soli
lo spremi agrumi elettrico a doppia rotazione
co me alxo presto a matina, no perdo tempo in cuxina
la cornice digitale per le fotografie
toeo che te xi a cavaeo, te fe un bel regaeo
lo scacciamosche fulminante, l’amuchina igienizzante
na xera s’istà me magno un persego in pace sul prà
il coltello multiuso e i pesi da palestra
a ghe fo vedar mi se riva uno de quei, uno dei quei
ci sono certi acquisti di utilità tangenziale
misteriosamente utili, non mi riesco a controllare
è ora di opporci, è ora di opporci a tutti questi stimoli pubblicitari
è ora di opporci, è ora di opporci, vogliamo resettare con questi acquisti d’impulso
è ora di opporci, è ora di opporci a queste entità sovrannaturali
è ora di opporci, è ora di opporci, non restiamo più soli
cronaca locale:
albino e renza andavano a passeggio, tenendosi per mano per scongiurare il peggio, albino la guardava e piano sussurrava: “renza, amore, mi ha conquistato il cuore!”
ma un giorno, colto da un raptus di follia, uccise renza con un colpo di pistola, poi, prima di rivolgere la canna verso se stesso, fece in tempo a colpire
gina e gino erano una coppia, vivevano a pigione in una stanza doppia, gina era carina, ma gino era meglio, guardava telenuovo per tenersi sveglio
ma un giorno, facendo jogging lungo la statale pontebbana all’altezza di spresiano, furono falciati a morte da un volkswagen passat, nero, del 2002, condotto da
franco ed anna non erano d’accordo, anna lo accusava di essere un ingordo, anna ripeteva: “adesso mollo tutto!”, franco rispondeva con un sonoro rutto
ma un giorno anna la fece finita, franco si accorse troppo tardi dell’importanza di anna nella sua vita e decise di andarsi a buttare nel fiume tagliamento, il suo corpo cadendo
fece un grande spruzzo che andò dritto a bagnare
luca e dario s’erano appartati in un gommone rosa per non essere notati, il loro grande amore scuoteva pordenone, per non fare outing chiudevano il portone
ma un giorno luca disse basta, basta, basta, prese un coltello, una zucchina, si avvicinò a dario e guardandolo torvo gli intimò: “ciò meti su a pasta!”
mari di spagna:
cosa faccio questa estate? porto cervo, sharm el sheik?
voglio sole, cuore, amore e conoscere briatore
divertimento a mille, ne vedremo delle belle
crema bianca sulle spalle, protettiva anti bolle
ma mi trovo interdetto da mio padre, disperato, i suoi progetti son diversi, non la pensa come me, preferisce stare a casa sotto il sole a mezzogiorno a bruciarsi più che mai cavalcando le maree
alta marea, bassa marea, sono entusiasta solo all’idea
alta marea, bassa marea, sono entusiasta, eh!
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente mille giochi farò
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente vivremo d’amore giocando a pallone fra baci e sudore io e tu
io mi voglio rilassare con teresa sulla sdraio
fare il bagno tutti nudi, cantando gianni drudi
escursioni alla pineta, stare al fresco a far l’amore
sulle spalle uno zaino tutto in pelle di daino
no, dai papà, io non posso stare a casa, ho già il volo prenotato, i raga son già tutti là, sento già il sale marino sulla pelle abbronzata, al mattino un bel mojito e una fetta biscottata
ghea moito co chel mojito? ghe a moito co chel mojito? te go dito: ghe a moito co chel mojito? ghea moito co chel mojito?…
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente mille giochi farò
io vado ai mari di spagna, senza spiagge, però
sotto il sole cocente vivremo d’amore giocando a pallone fra baci e sudore io e tu
e…state con filippo:
senti che caldo che fa
a so xa tuto sudà
xe manca un quarto ae sie
xe tuta un co’ che xo in pie
coxa disito se femo un break
go do panini col speck
ma sito drio schersare, no te vorè mia farme morire
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
se el calippo no te piase te o do mi n’altro geato
el calippo me va ben, el calippo me va ben…
e mai sabo no riva
e no riva mai sabo
e mai sabo no riva
e go voja de uouououououo
senti che afa che xe
a go finio anca el the
go rimedia un do de piche
e go finio anca e ciche
dexo xe mejo che me fermo
a xo più caldo de un termo
xe pena e sie e mesa e ghemo da tirare e sète stasera
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
o mio filippo, dexo xe ora del calippo
se el calippo no te piase te o do mi n’altro geato
el calippo me va ben, el calippo me va ben…
br1:
aumentano le tasse, l’avrà fatto qualcuno
br1, xe stato br1
e di questa crisi non ne ha colpa nessuno
br1, ti daghea a br1
adesso che è sparito il buco nell’ozono
br1, vagheo dire a br1
l’immondizia in casa non la vuole nessuno
br1, va darghea a br1
c’è sempre più bisogno di dar la colpa a qualcuno
ascolta il mio consiglio, tu dalla a br1
chi ga roto el vero?
xe stato br1
e scarpe in saeoto
le ‘assà br1
ghe xè i portoni verti
xe stato br1
e fregoe in machina
le ‘assà br1
chi xeo queo che xiga?
xè stato br1
to sorea che cria
coxa gaea anca quea
no cato el marteo
perso anca cuéo
gheto dito cueo?
voevo dire queo!
il cesto da picnic te l’ha rubato qualcuno
br1, l’orso br1
lo sgambetto alla suora l’avrà fatto qualcuno
br1, xè stato br1
la gente più per bene che non va più a messa
br1, digheo a br1
si fa ricoverare in stato di stressatessa
br1, dottor br1
c’è sempre più bisogno di dar la colpa a qualcuno
ascolta il mio consiglio, tu dalla a br1
chi ga roto el vero?
xe stato br1
e scarpe in saeoto
le ‘assà br1
ghe xè i portoni verti
xe stato br1
e fregoe in machina
le ‘assà br1
chi xeo queo che xiga?
xè stato br1
to sorea che cria
coxa gaea anca quea
no cato el marteo
perso anca cuéo
gheto dito cueo?
voevo dire queo!
armadio a muro:
ciò e ti chi xito?
silvano
da dove?
da vallà
ciò vara che anca mi xo da vallà e no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe ventisinque ani che stoeo qua
anca mi
mai visto
gnanca mi
tremila abitanti sono difficili da imparare, e non ho poi tanto tempo per contare, lavoro al giorno quasi sedici ore, dieci sul tornoi e sei sul trattore,quando finisco puzzo come un orso bruno e non ho voglia di parlare con nessuno
eora da vallà te xi, ma de che xona?
daea piaxa
da dove?
daea piaxa
vara che anca mi xo daea piazza, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe ventisinque ani che stoeo in piaxa
anca mi
mai visto
gnanca mi
se saluto ad uno ad uno del quartiere perderei la voce tutte le sere e rischierei di non poter più urlare quando mi chiama qualcuno al cellulare e se parlo con qualcuno va a finire che i miei fatti in paese si sente dire
go capio, in piaxa te ste, ma dove?
sul paeaxo rosa
dove?
sul paeaxo rosa
ciò vara che anca mi sto sul paeaxo rosa, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
vara che xe ventisinque ani che stoeo là
anca mi
mai visto
gnanca mi
non mi va di conoscere i vicini, specie quello di sopra coi bambini, quello di fianco non riesco a sopportare, il pianoforte ad ogni ora vuol suonare, quello di sotto è il vecchio brontolone che quando dorme russa come un trombone
cuxita te me a conti, ma da chi steto?
daea silvia favaretto
da chi?
daea silvia favaretto te go dito
vara che anca mi stoeo daea silvia favaretto, ma no te go mia mai visto, eh
e gnanca mi
a xe entisinque ani che stoeo là
anca mi
mai visto
gnanca mi
a guardar bene nella mia famiglia ci sono padre, madre, figlio ed una figlia, gente per bene, gran lavoratori, la mamma in casa e noi sempre fuori, non c’è nessun altro son sicuro, HAI MAI GUARDATO NELL’ARMADIO A MURO?!
dimitri:
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
mi sveglio presto alla mattina
sbadiglio stanco e cambio il clima
rado la barba dalla faccia
mi guardo intorno, mi rado tutto
via tutti i peli, non son più brutto
mi trucco il viso, ne metto molto
metto il vestito, quello corto
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
vado in città a fare la foto
sistemo il trucco e son perfetta
non rilascio documento d’identità
ne ho diritto, son cittadino
seppure in modo sbarazzino
se fossi uomo, se fossi donna
non sono uomo, non sono donna…
vivo con ansia la perplessità
nello stabilire cosa resta e cosa va
se dipendesse dalla mia volgarità
farei un bel punto di domanda
se metti “m” sei un uomo
se metti “f” sei una donna
se tocca a me lascio in bianco
non mi tocca
a fatima (beniamino in pellegrinaggio):
io ti conosco a menadito, me l’hai voluta proprio fare, ora zio beniamino io te la farò pagare, con uno straccio in una mano e nell’altra il brillantante pulirai il pavimento fino a farlo lucciare
mentre vado alla stazione a prendere don mario tu non credere alle suore che non vestono di bianco, se ti svelano il segreto tu non dirlo a nessun altro e vedrai che al mio ritorno ti porterò in tv
beniamino centra il pappagallo, beniamino fame sto piaxer, beniamino almeno in portogallo, beniamnio usa il bidè
e sulla via della stazione lui mi stava ad aspettare, gli sembrava di aver visto quella luce luciccare ed osannando il padreterno disse: “posso camminare, ti ringrazio mio signore, avevo smesso di sperare”
caro zio beniamino, tu non sei miracolato, e se puoi camminare è perchè l’hai sempre fatto e, mentre mi fissava, una macchia si ingrandiva, tu chiamala “emozione”, io la chiamerò “pipì”
beniamino centra il pappagallo, beniamino fame sto piaxer, beniamino almeno in portogallo, beniamnio usa il bidè
Welcome Back Sailors - I’ll Be There ep (♪♪♪+)
sono italianissimi, ma non sfigurerebbero nel gotha degli artisti indie statunitensi. i tre pezzi dell’ep d’esordio dei reggiani welcome back sailors sono merce rara e preziosa nel panorama italiano. l’apertura, che prende il nome di “i’ll be there”, è smaccatamente dreamy, quasi si riproponessero i memoryhouse in versione hi-fi. impossibile non sottolineare il giro di basso. in “skateboard” riferimenti, invece, ai beach house, rimanendo pur sempre nel solco dell’impalpabilità eterea. infine svolta “balearica” per “in my home”, brano dall’intro in (marittima) presa diretta à la air france. speriamo di vederli presto alle prese con un lavoro più sostanzioso.
Verme - Vai Verme Vai ep (♪♪♪+)
dopo sei mesi tornano i verme, superband già ampiamente elogiata su questi lidi. il titolo del secondo ep, “vai verme vai”, fa nascere in me una certa malinconia, riportandomi alla memoria la corsa del conte mascetti. ma questa è un’altra storia. “coglione” apre e chiude con un ortodosso punk rock fatto di schitarrate, cambi di ritmo e sovrapposizione di voci. virata verso i suoni dei jimmy per il secondo pezzo, “figlio”, che, in realtà mostra tutto il suo valore nel coro finale, con un climax, inaspettatamente implosivo, dettato dalla batteria. colpo di scena nell’attacco di “gatto gatto gatto”, con un giro di basso fottutamente simile a quello di “tra palco e realtà” di ligabue. e qui potrebbe aprirsi una crisi diplomatica! di sicuro più voluto l’irriverente “oioioi” urlato in apertura di “rissa rissa rissa”, brano di chiusura che, scusate il gioco di parole, chiude con un energico assolo di chitarra e una decisa coda sonora. insomma, l’esordio è l’esordio, e un brano emoziona(n)tissimo come “ossimoro” è difficile da ripetere. certo è che “figlio” è il nuovo gioiellino di casa verme, pardon, the verme. ipse dixit.
Pepepiano - Trash Castles EP (♪♪♪)
diamo un ascolto al progetto del californiano david bird. “fire hands” si presenta in salsa psichedelicobalneare e fa roteare la nostra testa a destra e a sinistra, col rischio di farci rovesciare il cocktail che teniamo in mano. “fish farm”, invece, nella deriva glith riceve le interferenze di qualche radio che trasmette in onde corte. senza prendere un respiro ci si tuffa nella propulsione ipnagogica targata “whisper, yer conch shells”, brano di nemmeno due minuti ben scandito a metà da un cambio d’intensità. una triste poetica indietronica copre la lunga “perfect lives”, preludio al finale di “and i washed my wit in the atlantic”, in cui, dopo un un’intro quasi hip hop, si entra in un teatro completamente deserto mentre una chitarrina viene pizzicata e il suono delle sue corde viene riflesso dalle ampie pareti dell’edificio. un quarto d’ora di ricordi e sospiri.
Marie Antoinette - Marie Antoinette Wants To Suck Your Young Blood (♪♪♪+)
per quelli che, come me, si occupano prima di tutto di cinema leggere di “joan of arc” non significa tanto ricordare la vita della santa combattente, quanto la vicenda umana messa su pellicola da dreyer. il capolavoro del regista danese è noto al grande pubblico soprattutto per il reiterato uso del primissimo piano. la deleuziana immagine-affezione che viene così a crearsi si distacca dal mondo sensibile, dal regolare scorrere del tempo. un’idea che calza a pennello con l’atemporale agiografia musicata da marie antoniette nel suo debutto. le tracce di “marie antoinette wants to suck your young blood” si configurano come otto piccole reliquie poste sotto la lente d’ingrandimento della chitarra acustica. schegge brevi ed appasionate, riverenti verso la vita della poetessa plath, a cui la cantautrice pesarese dedica una delle canzoni. come già anticipato la forza del lavoro sta nell’arrangiamento ridotto all’essenziale, con il solo glockenspiel a dare un tocco di musicalità in più: una vera e propria sequenza di ritratti a sfondo nero, senza fondali. e in questo tempo di produzioni ricche, ma povere di contenuti sembra di vederla, maria antoinette, col lanternino di diogene, alla ricerca “dell’ultimo baluardo di purezza in un universo ormai contaminato”. (in tema di regine decapitate non posso non consigliare la lettura de “il ragazzo leopardo” di picouly, per vedere la vicenda da una prospettiva a dir poco bizzarra).
///▲▲▲\\ - s/t (♪♪+)
l’attività principale del momento nel campo della musica underground è probabilmente quella di coniare nuovi nomi per neonati generi o per altri tipi di musica che fino a ieri venivano etichettati in modo diverso. ///▲▲▲\\ (conosciuto con un altro paio di pseudonimi, ma di cui non sono riuscito a ricavare la provenienza) può rientrare nella “witch house”, un (non?) genere caratterizzato da suoni inquietanti provenienti da synth di stampo dark e beat distorti. atmosfere sospese nell’irrealtà, trasudanti incubi come se ci si fosse addentrati nel mondo di freddy. storia diversa per “spit shine”, brano vicino alla parte più ombrosa dell’hypnagogic pop. si può dire che l’ho ascoltato solo per il nome alla “!!!”, no?
Lay Bac - Ooo Kokomo (♪♪♪)
il texano lay bac, dopo l’esordio dello scorso novembre con lo pseudonimo di de rol lé, torna con un lp di estrazione glo-fi, “ooo kokomo”. con “anak” ci si avvicina alla festa, il vento porta i suoni delle percussioni e della voce, sbrindellata in un’eco metafisica. ma eccoci ormai giunti, “beach cassette jam” prende vita al tramonto ed inizia a rallegrare gli spiriti della spiaggia. “bermuda caves” è un brusco rallentamento, un biglietto d’ingresso per la rievocazione dei miti già riportati in auge da washed out, mentre il poco convincente terzetto formato da “cub ritual”, “everythings related” e “inside healin lodge” svolazza al di sotto della gloriosa tradizione della drone music, senza toccare le corde che permettono ai pensieri di riaffiorare. finalmente si risale al livello “hypnagogic” con “kokomo”, migliore tracce dell’album grazie ad irresistibile loop di voci androgine. ambiente notturno culminante in un coro di grilli per “outside healin lodge” ed ebollizione di pozioni magiche nell’antro di una strega in “so long”. infine “wind surfer cross” regala qualche ritmo tribale eviscerato dal suo contesto naturale. “ooo kokomo” è solo in parte trampolino per un tuffo nei decenni passati, poiché la sua struttura sembra dare maggiore importanza all’immanenza, alla contemporanea presenza di due aspetti uguali e contrari, una spensieratezza attorno alla quale si fa largo una spaventosa notte. una pallida riproposizione musicale delle “majas al bancone” di goya.
Vermillion Sands - s/t (♪♪♪♪)
dei trevigiani vermillion sands avevo già scanzonatamente parlato in occasione dell’uscita dell’ep “miss my gun”, elogiando la capacità di rievocare atmosfere vintage, mantenendo intatta la vividità del prodotto e senza, insomma, dare l’impressione di essere fuori tempo massimo per il revival. una prova di spessore che, sulla lunga distanza dell’lp, subisce il fisiologico calo d’intensità, complice il ricorso a soluzioni già sperimentate in precedenza. nonostante il paragone premi il (pur recentissimo) passato, il s/t conferma il valore dei quattro elementi della band. la ribalta estera raggiunta con la pubblicazione su etichette statunitensi si allarga dunque con le undici (di cui due mutuate dai 7”) tracce proposte per la teutonica allien snatch. la prassi alt-country rimane inalterata nella sua ossatura data dalle percussioni e dall’acustica, ma si arricchisce di un’estetica nuova, ad esempio, nelle ascese elettriche di “moonson blues” o nell’ipnotico giro di basso di “the last day”. ancora la chitarra disegna sottili increspature hawaiane in “weary & weak, mentre “warm up”, più canonico rispetto al sound classico della band, potrebbe diventare un bel singolo alla “not fair”. spazio anche per l’etereo incedere di “sew my heart”, forse il brano in cui il cantato femminile trova la sua culla più confortevole, e “star light star bright”, il cui testo riprende l’energica poesia omonima di dorothy parker. in conclusione definire questo gioiellino “inferiore” a “miss my gun” evidenza maggiormente i meriti del secondo (il migliore concentrato italiano dell’anno) che i demeriti del secondo (che, per quel che mi riguarda, rimane nella top ten del bel paese per questo inizio di decennio). passando all’esibizione presso la cascina irma non si può che registrare l’abilità tecnica dei quattro rockers, nonchè la saggia decisione di proporre la quasi totalità dell’ep che ho appena finito di esaltare e che ha in “where was he from” la sua punta di diamante. particolarmente apprezzabili, infine, le esplosive code sonore a scandire l’esibizione. menzione finale per l’artwork di paula h, che ha sconvolto la mia esistenza con l’avventura mutagena del castoro.


grazie a giacomo per le foto.
Tying Tiffany - Peoples Temple (♪♪♪)
chiariamo subito che qui si parla di musica (battuta!) e non di suicide girls, quindi niente riferimenti a foto, a violetta ecc. “peoples temple” è il terzo album della mia corregionale, di cui ho sicuramente ascoltato qualcosa negli anni passati, ma cosa non ricordo. senza entrare nel dettaglio dei singoli brani, la colonna portante del cd è la wave più fredda (“one breath, “storycide”, “border line”, “ghoul”), macchiata di synth pop (“lost way”, “miracle”, “cecille”) ed electropunk (“3 circle”, “still in my head”). quindi, tra i miti del passato, si fanno spazio influenze più recenti come crystal castle, you love her coz she’s dead o epigoni vari, ma pure zola jesus. grande assente, invece, il digital hardcore targato atari. capitolo a parte per i quattro minuti del pezzo finale, “show me what you got”, che farebbero alzare in piedi anche una mummia con i loro danzerecci 120 bpm.
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